Qui il nostro “blog” per il Festival Femminista 2026 (che si tiene durante il mese di febbraio nella città di Prato): una pagina web nella guidezine di www.gioialibera.it aggiornata come un diario fino al dopo festival, sperando di incuriosirvi in particolare sui nostri “Cerchi Femminili Plurali” dedicati alla creatività e aperti a tutte le donne di tutte le comunità che abitano il nostro territorio. Seguici nel racconto di questo viaggio transculturale! Scorri per leggere gli “episodi” passati…
21.02.2026
POSSIAMO NON PRENDERCI SUL SERIO? RIUSCIAMO COME QUANDO ERAVAMO (SIAMO) BAMBINE?
Ancora un articolo scritto a quattro mani, sempre quelle di Tayeba e Alice Lou.
Tayeba:
۲۰۲۶
سومین رویداد ما یک کارگاه ساده نبود؛ تمرینی جمعی برای هویت بود.
از کاغذهای سفید شروع کردیم.
با راهنمایی تاتیانا، اما با دستها و انتخابهای خودمان.
آرتبوکها همانجا، از صفر متولد شدند.
جایمان عوض میشد، اما صفحهها ثابت میماندند.
هر بار روبهروی زنی دیگر مینشستیم و چهرهاش را روی جلدی میکشیدیم که قرار بود حامل یک داستان باشد.
ما وارد کار همدیگر میشدیم؛ رد میگذاشتیم و خطوطی را ادامه میدادیم که دیگری آغاز کرده بود.
گفتوگو جریان داشت.
خنده هم.
هیجان و لطافت در یک فضا کنار هم نفس میکشیدند.
در پایان، هر کدام صفحهای را که مقابلش بود، با سلیقهی خودش کامل کرد.
جلدها متفاوت شدند، اما ریشهشان مشترک بود: تماس، اعتماد و مشارکت.
کتابهایمان را با سوزن و نخ، با راهنمایی تاتیانا، خودمان دوختیم.
این فقط یک کار فنی نبود؛ نوعی اتصال بود.
در آرتبوکهای همدیگر امضا گذاشتیم، نه فقط به عنوان یادگاری، بلکه به عنوان نشانهای از حضور متقابلمان.
برای من این سومین رویداد واقعاً خاص بود.
دوستش داشتم.
با سبکی و شادی گذشت و من صادقانه خوشحال بودم که آنجا بودم.
شاید چون این زبان برایم آشناست، شاید چون جمعمان هر بار عمیقتر میشود.
Women Attack دیگر فقط یک نام نیست.
فضایی زنده است.
جایی که هنر، گفتوگو و هویت در هم تنیده میشوند.
ما فقط یک شیء نساختیم.
ما «خلق کردن» را به یک تجربهی مشترک تبدیل کردیم.
طیبه
Il nostro terzo incontro non è stato un semplice laboratorio ma un esercizio collettivo di identità. Siamo partite da fogli bianchi. Guidate da Tatiana ma con le nostre mani e le nostre scelte. Gli art book sono nati lì, da zero.
I posti cambiavano, i fogli restavano. Ogni volta ci sedevamo davanti a un’altra donna e ne disegnavamo il volto sulla copertina destinata a custodire una storia.
Entravamo nel lavoro delle altre, lasciando tracce, continuando segni iniziati da qualcun’altra. Il dialogo scorreva. Le risate anche. Entusiasmo e delicatezza convivevano nello stesso spazio. Alla fine ognuna ha completato la pagina davanti a sé secondo il proprio gusto.
Le copertine sono diventate diverse ma con una radice comune: contatto, fiducia, partecipazione. Abbiamo cucito i nostri libri con ago e filo, guidate da Tatiana. Non solo un gesto tecnico ma un gesto di connessione. Abbiamo firmato gli art book delle altre, non solo come ricordo ma come testimonianza della nostra presenza reciproca.
Per me questo terzo incontro è stato davvero speciale. L’ho amato. È passato con leggerezza e gioia, e sono stata sinceramente felice di essere lì. Forse perché questo linguaggio mi appartiene, forse perché il nostro gruppo sta diventando sempre più profondo.
Women Attack! non è più solo un nome. È uno spazio vivo. Un luogo dove arte, dialogo e identità si intrecciano. Non abbiamo creato solo un oggetto. Abbiamo trasformato il fare in un’esperienza condivisa.
Tayeba
Alice Lou:
Mi collego – connetto – alle parole di Tayeba. Quello che stiamo creando è uno spazio da vivere e sento le parole più strette del previsto per raccontare, a chi non fosse con noi, cosa è successo.
Quello che si crea è uno “campo emotivo” o forse – come alcun* ricercator* del “livello energetico delle cose” direbbero – un “campo del cuore”. Non è un’espressione romantica. Non vuole portare ciò che accade a un livello naïf. È un “campo magnetico provocato da una vibrazione di amore”? Dove ognuna Sente il “cuore”? Torniamo lì, a Sentirci un insieme. E a Sentire che stando insieme, facendo “cose con le mani”, succede che Dentro ci trasformiamo. L’energia dopo ogni incontro è tanta. Ancora! Ancora! Ancora! Questa è la sensazione di molte all’uscita dal Circolo.
Tatiana di YayoLab ci ha condotte in una performance artistica. Ha creato input perché noi ci sentissimo di nuovo Bambine davanti a un foglio bianco. È stato un percorso, una sorpresa anche per lei. Superata la paura del metterSi in gioco… ci ha condotte con ironia e umorismo.
Tatiana: “Ora fai il ritratto a chi trovi davanti a te!”
[il tempo passa…]
Tatiana: “Basta, spostati nella sedia accanto. Continua sul foglio disegnato che trovi davanti a te e connettiti al nuovo volto che ti ritrovi davanti!”
“Ma come?! Ce lo potevi dire che avevamo il tempo!”
Tatiana: “Lo so. È il gioco!”
[ridiamo]
QUANTO ACCOGLI l’IMPREVISTO? L’INCONTROLLATO? E COME LO ACCOGLI? COSA VEDI DI TE IN QUELLO?
Tatiana: “Adesso fai il ritratto della donna davanti a te senza guardare il foglio!”
“Difficileeeeee!”
“Oddio che sto facendo?”
[ridiamo]
Questa volta il campo che si è creato è dissacrante, autoironico, divertente.
POSSIAMO NON PRENDERCI SUL SERIO E GIOCARE!? Questo è il messaggio potente sotto, dietro, interno, dentro questa esperienza.
Tatiana: “Adesso vi lego. Non so come ma lo faccio con lo scotch di carta!”
“Wow!”
Mani e braccia che si trovano in un contatto costretto. Un’intimità imposta? Un contatto che crea disagio? Un contatto che crea un gioco in cui posizionare il corpo? Un contatto prima di disagio, stranezza, scomodità… che può diventare familiarità, gioco, confort?
“E cosa bisogna fare?”
“Continuare a disegnare, insieme, o una alla volta, ognuna disegna nel foglio dell’altra!”
È stato interessante. Ero attaccata a una sconosciuta, che però sentivo collegata a Me in un’intimità divertente. Ci siamo date il tempo di esprimerci l’un l’Altra in una posizione per niente “confort zone”, però che a volte sentivo meno scomoda, ho imparato a starci per l’obiettivo che avevamo insieme.
Ad un certo momento mi sono resa conto che “meditavo”: dovevo stare ricurva sul tavolo per facilitare lei che disegnava in una posizione che non era fatta per disegnare su un foglio in un piano, almeno per come fossimo legate! Allora mi sono rilassata sul tavolo, testa sul banco, come nei ricordi della scuola elementare. E ho iniziato a osservare il suo tratto lento sul foglio, connessa, presente. Ero lì, seguivo la lentezza del suo disegnare, della linea che creava i dettagli. Lì i pensieri sono andati via. C’eravamo Noi, lì, nell’improvvisazione del Presente. In Ascolto, in Osservazione. [Bello].
“Non so cosa ho fatto!”, mi dice.
“Mi piace!”, le dico.
“Mah?!”
Ho notato un’altra cosa: la dimensione del “chiacchiericcio da circolo” , ma al femminile! Bello occupare lo spazio a porte chiuse.
Bello darsi la pausa di un the, di un caffè, di una buona sfoglia alla crema ordinata da Ornella. È un altro spazio quello, connesso allo spazio del “gioco”, dove si portano un po’ di cose dello spazio prima, e quello che succede è chiedersi:
“Ma tu?”
“Da dove vieni?”
“Che ci fai qui?”
“Cosa mi racconti nello spazio di un break? Di un caffè al bancone?”
“Come si chiama questo piatto, come si cucina?”
“Si chiama… aspetta ti faccio vedere”
[Tornando all’attività artistica…]
Durante il disegnare libero, le coppie si davano la libertà di conoscersi, farsi domande, commentare, commentare a battute di altre coppie e del gruppo! Un fluire di discorsi mentre fluivamo con i colori, le penne, le tempere, le forme… Tanto istinto. Tanta pancia.
[Tanto ridere…]
Lasciare fluire tutto quello che viene con leggerezza! Quanto lo facciamo nelle nostre giornate? Lasciarsi rendere ridicole. Sentirsi bene nell’esserlo. Sentirsi al posto giusto nell’esserlo, nel farlo.
In ogni Artbook c’eravamo tutte, perché tutte eravamo passata da ogni foglio.
Tatiana: “Adesso fermati. Il disegno che hai davanti diventa il tuo Artbook da rilegare!”
Interessante. È mio ciò che non ho scelto e che mi è capitato dal nostro intreccio. Come la Vita? Domandone esistenziale: una trama di movimenti e azioni che pensiamo di scegliere (direzionare sì!) e che ci capitano addosso? È lì la sfida. Accolgo, faccio mio, e cerco di farne un lavoro migliore?
Quello che non mi piace lo dico. Quello che non mi piace lo posso trasformare in Altro? Quello che mi piace mi è capitato proprio a me! Che fortuna.
Sono pronta per Accogliere tutto quello che viene? E sono pronta per scegliere ciò che mi sembra giusto per me? Queste domande… arrivano, tutte!
Gli ARTBOOK sono bellissimi. Opere d’arte. Nate da un processo che non si può spiegare, è solo da vivere in quel momento. Non c’è bello e brutto. C’è il processo e la relazione. Che libertà!
Abbiamo imparato a creare un quaderno rilegato a mano. Quando si fanno le cose artigianali si insinua una piacevole soddisfazione.
Darsi lentezza per ritornare al CON-TATTO… con me, con l’Altra e con i materiali, con la materia. Che qualità ha un foglio di carta? Come posso intervenire? Che qualità ha un filo? Come maneggiarlo per direzionarlo? Che qualità ha un ago che cuce la carta? Come si usa? Come si fa?
Ah, guarda, ho capito.
Brav* tutt* e grazie Tatiana di YayoLab!
Alice Lou
>> Il prossimo CERCHIO FEMMINILE PLURALE è il 28 febbraio 2026, dalle 10:00 alle 13:00, sempre al Circolo ARCI Costa Azzurra. Sarà bello in questo quarto ed ultimo incontro farsi condurre da un’altra amica Silvia del brand Clotilde.
Iscrizione gratuita su Eventbrite
14.02.2026
SE LA TUA VITA FOSSE UN LIBRO CHE TITOLO AVREBBE?
Anche questo articolo, come il precedente, è stato scritto a quattro mani, quelle di Alice Lou e Tayeba.
Alice Lou:
Eravamo tante.
C’era anche l’ipaziana Dalila.
Volti amici e volti nuovi, volti già visti al Primo Cerchio.
Un gruppo transgenerazionale, come piace a noi.
Sara Colzi ci ha condotte nella tecnica del “caviardage” sul libro Un indovino mi disse di Tiziano Terzani. Ahia. Che dolore rompere quelle pagine. Che strano provare quella sensazione nel farlo. Perché?
“Io non ho mai rotto una pagina di un libro!”
“Che strano farlo.”
“Che pena…”
“C’è sempre una prima volta.”
“Io l’ho fatto. Le ho anche bruciate le pagine” – dice Tatiana, la creativa (in arte YayoLab) del prossimo Cerchio Femminile Plurale (21 febbraio).
Nel silenzio della stanza si affaccia un uomo. Gli occhi si voltano verso lui. Penso si sia sentito osservato in chissà quale modo per fargli dire: “Mi allontano?”. Abbiamo riso e riflettuto su quanto fanno paura tante donne insieme, quanto inusuale sia sentirsi chiedere il permesso per allontanarsi – da un uomo – piuttosto che sentire di doverlo fare. Interessante. È nato un gioco simpatico fra noi per cui ogni volta che fosse entrato un uomo (è successo solo due volte!) qualcuna avrebbe detto “Ornella, uomo! Uomo! Uomo!” come allarme umano femminile. Non abbiamo avuto più interruzioni. (Ornella è la direttrice del Circolo ARCI Costa Azzurra che ci ospita).
AZIONE 1: CANCELLARE
Anche nel cancellare le parole della pagina diciamo qualcosa a/di noi stesse. Quanto cancelliamo? Cancelliamo con facilità se ci piace quello che leggiamo anche se non sta dicendo direttamente di noi? Cancelliamo ossessivamente? Cancelliamo poco? Cancelliamo tanto? Nella vita cancelliamo? Cose? Persone? Situazioni? Tagliamo cose che non ci rappresentano? Come lo facciamo? Con quali difficoltà?
AZIONE 2: NOMINARE
E poi… se la tua vita fosse un libro che titolo avrebbe?
UN VIAGGIO MUTO
MI PIACE CAMMINARE SULL’ERBA
RI-PENSAMENTI
PRENDERE CONSAPEVOLEZZA
LA VITA SULL’ALTALENA
CONFUSIONE
COME UNA PORTA PER ALTRI POSSIBILI MONDI
ANDARE DENTRO
GIORNO DOPO GIORNO
MIGRANTE DEL CUORE
SONO STATA, DOMANI SARÒ
STANCA COME LA NOTTE
PAZIENZA
CORAGGIO VERITÀ RESISTENZA
FARE TUTTO CON AMORE
LA RIVINCITA
LIBERARE LA PELLE
NELLE MIE MANI
LA RIVINCITA SULL’ANSIA
Ogni pagina è evocativa. Parole che si intersecano e connettono. Sensi nuovi. Colori. Come se si rendesse palpabile la nuova immagine di Sé, di quel momento, con le parole a disposizione scovate in quella unica pagina. Non ci sono alternative, solo quelle. Condividere le parole con il gruppo diventa un atto per se stesse. Leggere il proprio titolo e le parole evidenziate diventa un’azione artistica dove le Altre ti possono guardare. Quanto lo facciamo fra “sconosciute” nella vita? Ci guardiamo nel profondo anche se non ci conosciamo?
Ognuna, nel silenzio, posizionava la sua pagina sul muro. È stato un momento di partecipazione emotiva anche quello. Sarebbe stato solo l’inizio di quello che Sara aveva annunciato: “La bomba emotiva!”
È stato emozionante scorrere tutte le “opere” attaccate con scotch di carta sulla parete, una volta concluso.
Sara: “Guardate! Non avevo dato indicazione. Le abbiamo messe tutte vicine. Sfruttate pure tutto lo spazio se non entrano tutte in fila, il sopra e il sotto della parete!”
AZIONE 3:
Sara mette sul pavimento delle fotocopie di fotografie in bianco e nero. Ha scelto immagini di fotografe note nella storia della fotografia, le cita, ci racconta qualche aneddoto. Ci chiede di alzarci in piedi e scegliere una foto, cercando di sentire quella che ci risuona e muove nella pancia. Si è creato un groviglio di passi intorno alle immagini. Occhi ricurvi alla ricerca di Quella giusta.
A: “E se scegliamo la stessa foto?”
S: “Bene, significa che vi siete scelte per l’azione successiva!”
AZIONE 4:
Sara: “Ora dividete, tagliate la foto che avete scelto, pensando alla vostra pagina, alle parole, al titolo. E cercatevi! Ognuna diventa metà dell’Altra. Un collage a due. Dove taglio la foto? Ti va se ci attacchiamo? Ti ci vedi? Posso attaccarmi a te? Posso anche metterla così? Dialogo sul fare. Relazione sul fare. Mi fa pensare a quanta sintesi e gentilezza abbiamo reciprocamente. Stiamo attente al dettaglio. Siamo attente a chiederci se possiamo. Stiamo attente allo sguardo. Stiamo attente ad accoglierci e porci con gentilezza. Ci conosciamo attraverso questi gesti. Il fare senza dirci chi siamo, da dove veniamo, perché siamo lì… è la chiave per creare un’intimità inusuale.
AZIONE 4:
Usare il corpo dell’Altra per scattare un autoritratto. Manipolare l’Altra per VederSi. Come mi voglio vedere? Come mi posso fare vedere? Mi vedo? Cosa succede fra noi in questo gioco a rappresentarsi?
“Posso toccare il tuo corpo?”
“Certo.”
“Il consenso prima di tutto.”
[sorridiamo]
“A me non piace cosa vedo di me in foto.”
“Cavolo, mi dispiace!”
“Comunque ti capisco, ci sono passata anche io. Ora mi vedo solo due cose, dentro e fuori, mi va bene, me ne sbatto.”
Quale parte scelgo di tenere nell’inquadratura? Ogni gesto è pregno di senso e di sensi. Si crea un contatto più intimo, dove i corpi diventano mezzi. Interessante mettersi a disposizione per l’immagine che l’Altra vuole. Si muovono un po’ di cose. Si crea un “campo di fiducia”.
AZIONE 5:
Torniamo in cerchio. Sara ha raccolto tutti gli autoritratti. Glieli abbiamo mandati via mail, scattandoceli con gli smartphone. Il setting finale è guardare lo schermo mentre la coppia di donne si legge reciprocamente la pagina “cancellata” con il suo senso e il titolo della sua vita.
Magia.
Pianti.
Viene fuori il tema della Madre.
Ci commuoviamo in tante.
Occhi che si capiscono.
Le altre commentano cosa vedono e cosa si crea guardando l’immagine associata alla poesia evocata dal testo. È un gioco a contaminarci, intrecciarci, vederci insieme, ma anche sovrapporci, riconoscerci nelle scelte dell’Altra. Un groviglio di piani che tornano. Torna tutto. Non è un caso se ci siamo scelte, inconsciamente. Quanto c’è di “invisibile” nelle scelte che facciamo?
Alice Lou
Tayeba:
امروز۱۴ فوریه ۲۰۲۶ هیجان متفاوتی داشتم، چون واقعاً کنجکاو بودم برای فعالیتی که با Sara colzi داشتیم. مثل همیشه با شوق به سمت Circolo Costa Azzurra Arci رفتم، جایی که فعالیتمان را برگزار کردیم.
فضا برایم آشناتر شده بود و همان حس شعف دفعهی قبل را دوباره تجربه کردم.
انگار همه با دلِ باز منتظر تجربهای تازه بودیم.
بازیای که امروز سارا انجام داد واقعاً شگفتزدهام کرد. کاری که باید میکردیم این بود که بهصورت اتفاقی صفحهای از یک کتاب را باز کنیم، از آن صفحه کلماتی را انتخاب کنیم که برایمان آشناتر، دلنشینتر یا دلخواهتر بود، بعد با همان کلمات یک عنوان بسازیم، برای عنوانمان یک تصویر انتخاب کنیم و یک همگروه برای بهاشتراک گذاشتن تصویر پیدا کنیم. در آخر، عنوان و کلمات همگروهیمان را میخواندیم، طوری که انگار خودِ ما هستیم.
همهی اینها طوری کنار هم قرار گرفت که شبیه مرهمی برای دیگری بود؛ مثل یک جادو، یا برای بعضیها شاید یک تلنگر یا یادآوری که «تو هنوز هستی و دنیا تو را حس میکند».
عاشق Women Attack هستم؛ جایی که هر کسی بهراحتی میتواند ارتباط برقرار کند، جایی که احساساتی را برای لحظاتی بیرون میریزیم که شاید مدتها درون خود نگه داشته بودیم. حتی اگر مستقیماً از احساسات خودمان حرف نزنیم، باز هم خیلی خوب همدیگر را میفهمیم.
امروز بیشتر شنونده بودم.
انرژی گروه عمیق و اثرگذار بود و تقریباً مطمئنم هرکدام از ما که امروز حضور داشتیم، این حس را فراموش نخواهیم کرد.
برای من امروز یعنی رشد، هویت و قدرت.
حالوهوای کاری که انجام دادیم کاملاً دوستداشتنی، واقعی و پر از انگیزه بود.
شگفتانگیز و باورنکردنی.
طیبه
Oggi avevo un’emozione diversa, perché ero davvero curiosa per l’attività con Sara Colzi. Come sempre sono andata con entusiasmo verso il Circolo Costa Azzurra, il luogo dove abbiamo svolto l’incontro. L’ambiente mi sembrava più familiare e ho provato la stessa gioia della volta precedente. Sembrava che fossimo tutte lì con il cuore aperto, pronte a vivere qualcosa di nuovo.
Il gioco proposto da Sara mi ha davvero sorpresa. Dovevamo aprire una pagina a caso di un libro, scegliere alcune parole che sentivamo più vicine o più piacevoli, creare un titolo con quelle parole, scegliere un’immagine per il nostro titolo e poi una compagna con cui condividerla. Alla fine leggevamo il titolo e le parole dell’altra come se stessimo parlando di noi stesse.
Tutto si è intrecciato come una piccola cura reciproca: quasi una magia, o per qualcuna forse un promemoria che “tu ci sei ancora e il mondo ti sente”.
Amo Women Attack!: è un luogo dove chiunque può creare connessione con facilità, dove per alcuni momenti lasciamo uscire emozioni che forse tenevamo dentro da tanto tempo. Anche senza parlare direttamente di noi, ci siamo capite profondamente.
Oggi sono stata soprattutto in ascolto. L’energia del gruppo era profonda e intensa e sono quasi certa che nessuna di noi dimenticherà ciò che ha sentito oggi. Per me oggi significa crescita, identità e forza. L’atmosfera e l’energia di ciò che abbiamo fatto erano autentiche, motivanti e piene di vita. È stato sorprendente e incredibile.
Tayeba
>> Il prossimo CERCHIO FEMMINILE PLURALE è il 21 febbraio 2026, dalle 10:00 alle 13:00, sempre al Circolo ARCI Costa Azzurra. Sarà bello in questo terzo incontro farsi condurre da un’altra amica, Tatiana Mannelli Ortiz in arte YayoLab, illustratrice e artigiana.
Iscrizione gratuita su Eventbrite
07.02.2026
IMPARARE AD ASCOLTARE È – PER NOI – UN ATTO POLITICO
Questo articolo nasce come dialogo a quattro mani ovvero a due sguardi, due traiettorie, due esperienze dello stesso percorso, quelle di Alice Lou e Tayeba.
Alice Lou:
Sabato 7 febbraio, ci incontriamo alle 9:00 davanti al Circolo Costa Azzurra. Piove. Siamo un po’ emozionate. Sulla panchina rossa, appena fuori l’entrata principale, sono seduti Narges e Amir. Tayeba ha deciso di portare con sé i suoi bambini, cercando di organizzare qualcosa che potessero fare nella zona vicina allo spazio dove avremmo svolto il primo CERCHIO FEMMINILE PLURALE. Quanto bello sarebbe iniziare a pensare strategie sociali e collettive per alleggerire questa “dipendenza” delle donne madri? Riguarda tutt* questo problema, non solo le madri o le donne. Le famiglie cercano di auto-organizzarsi come meglio possono. Ci sono quelle che hanno il privilegio di avere nonne e nonni che possono badare alle/ai nipoti. Come può fare chi invece non ha i propri genitori nel paese in cui vive? Chi non può permettersi di pagare un/una baby sitter? Tatiana e Sara, oggi, con grande dispiacere, hanno deciso di non partecipare perché non potevano lasciare i loro figli, e non potevano portarli. Non sarebbero comunque state libere e presenti.
Mentre aspettiamo Ornella, sfruttiamo il tempo dell’attesa per scambiarci stimoli. Tayeba mi dice che ha provato a decorare un vaso. Mostra la foto, dice che è venuto di un colore un po’ scuro. A me piace. Poi mi spiega che è stata ispirata da alcuni motivi tradizionali ricamati nei vestiti afghani. Fa una veloce ricerca su Google in persiano e scorre nella galleria cercando il motivo che l’ha ispirata. Wow! Bellissimo, penso.
Eccola Ornella, un’altra donna che si divide fra la gestione del Circolo di cui è Presidente, il suo ruolo di nonna, quello di madre e tanti altri ruoli. A noi sembra una giocoliera con le palline. Le palline sono tutte le cose che fa e che fa ruotare intorno a sé, con grande entusiasmo e stile. A volte ci chiediamo da dove la tiri fuori tutta quella energia, quello sguardo sempre proattivo, quella forza di mettersi a disposizione di tutt* e quell’intenzione pura di stare tra le persone a fare cose insieme senza nulla in cambio e senza atteggiamenti egoici e arrivisti. Ornella ancora prima che definissimo l’idea degli incontri a cura di Women Attack! per il Festival Femminista 2026, promosso da Ipazia, aveva già dato la sua disponibilità. Senza passaggi, senza attese, senza ragionamenti. Non a caso nella prima attività che abbiamo fatto la parola da lei scelta per rappresentarsi è stata “INCOSCIENZA”. E ci torna. Vediamo in quella parola la sua capacità intuitiva e anche quel necessario buttarsi nelle cose a volte, quando si annusa che sono cose “giuste” e che fanno bene. Anche con noi lo è stata, incosciente: non sapeva quello che avremmo fatto. E lo era anche nel 2022 quando iniziammo il percorso di Women Attack! nell’accoglienza del SAI, dove ci mise a disposizione spazi, tavolini, contatti e tutto quello che serviva allora per fare un’attività di “collage emotivi” con il fine di abbellire dei tavolini del Circolo con la tecnica del decoupage. Erano i primi incontri del gruppo, c’erano anche alcune operatrici dei SAI, c’erano le prime donne con cui sperimentavamo questo nuovo “spazio” – fisico e simbolico – fra operatrici donne e donne accolte. Facemmo un “cerchio” anche allora. C’era anche Olena, una donna dalle mille risorse, di origine ucraina, che adesso ci manca e che ci ha detto che appena riuscirà a liberarsi dal lavoro, tornerà con noi. C’era anche Francesca, l’operatrice con cui è nato tutto. Non nomino tutte perché ci sarà modo di ricostruire la storia del percorso, magari in uno spazio dedicato. Ornella, comunque, c’era anche allora. Mi ricordo pianti, “compassione” fra noi e tanta delicatezza nell’ascoltarci, anche nel racconto di traumi personali vissuti. È stato un piacere ritrovare in questa occasione del Festival Femminista ‘26, alcune signore che già avevano fatto attività con noi in passato. Non ci scordiamo ancora quel giorno in cui Sayeda provava a insegnare a tutte come si mette il velo musulmano sul capo. Era diventato un gioco a indossarci il velo a vicenda. Vennero fuori anche soluzioni moda di turbanti e di modi creativi di indossarlo.
Prima di entrare nel circolo…
Tayeba: “Ciao!”
Ornella: “Ciao, ma sì, ci conosciamo!”
Tayeba: “Sì, ci siamo viste in un’attività qui!”
Ornella: “Ma che bei figli! Che bei lineamenti! Anche io ho un nipotino…”
Alice Lou: “Sono di un gruppo… Tayeba, come si può definire, ”etnico”?”
Tayeba: “Sì. Ci sono vari gruppi in Afghanistan, noi siamo Hazara e una parte di questo gruppo etnico ha influenza anche con il popolo mongolo. Ogni gruppo ha delle sue tradizioni, le sue contaminazioni…”
Ornella: “Ma che bello! Quante cose non sappiamo!”
Tayeba: “Vi racconto questa cosa: una volta ero alla fermata dell’autobus a Prato mi hanno detto: ‘Ma te sei una cinese musulmana?’”
[Ridiamo tutt’e tre]
Quante cose non sappiamo? Facciamo prima a dire quelle che crediamo di sapere. E da che punto di vista le sappiamo? Come le abbiamo imparate noi, nate qui in Italia o in Europa?
Arrivano le donne coraggiose per questo primo cerchio plurale. Ringraziamo gentilmente l’Ipaziana [Giulia] che ha trovato il tempo, nel chaos del festival, per farci un saluto. Iniziamo l’attività di gruppo. Ci guardiamo. Ci osserviamo. Io e Tayeba presentiamo Women Attack! e ognuna racconta dalla sua angolatura. Tayeba conclude così: “[…] sì veniamo dall’esperienza dell’Accoglienza, ma ora possiamo essere amiche, prima no”.
Anche questa volta si è creato un campo di energia e empatia. Un gioco a rappresentarsi, raccontare i propri vissuti con la luce accesa sul Presente. Difficile tradurre quello che è successo a parole. A un certo punto ci siamo chieste: “Come stanno le nostre pance?” L’emozione è stata in alcuni momenti molto densa e palpabile, che era bello sentirlo, porci un momento l’attenzione e anche dirselo. Ce lo diciamo quando sentiamo quella roba lì nel corpo? Forse non abbastanza. Dircelo ci ha fatto sentire insieme, sentire quella connessione è rarità in questa epoca. Non c’è spazio per questo.
Ognuna si è aperta e messa in gioco con naturalezza. E apprezziamo l’enorme sforzo di chi “si è raccontata nella seconda lingua”. Non si è noi nella seconda lingua, o comunque non al 100%. È molto soggettivo e dipende dal vissuto personale, ma la performance di Sè in una lingua “non madre” crea altri modi in cui le nostre personalità si mettono in scena. Superare la vergogna di poter sbagliare. Superare il giudizio interiore di farsi vedere come “donne adulte” che esprimono la loro complessità in un “linguaggio ancora immaturo e non allineato alle loro persone” è tanta, tantissima roba. Chi ha vissuto questa esperienza di vita con fatica può capire quante difficoltà ci sono nel parlare in una seconda lingua. E poi… se vengo da un’educazione completamente diversa? Da un codice linguistico nemmeno associabile lontanamente con la lingua italiana? Comunicare con chi si esprime in una seconda lingua significa anche maturare la responsabilità di facilitare la comprensione: ordinare i discorsi, sapere quello che si vuole dire, tradurre le parole e i concetti complessi – come “bias cognitivi” detto da Nicoletta – parlare piano e mantenere una Presenza nel discorso. Non c’è dubbio che io abbia imparato a comunicare meglio di prima a contatto con persone che non avessero l’italiano come lingua madre e ringrazio anche Tayeba.
Nella prima attività ognuna di noi si è presentata alle Altre e ha trovato una parola che la raccontasse. Dentro, dietro, intorno quelle parole… ognuna ha parlato di alcuni vissuti, alcuni dolori, alcune sfide, alcuni aspetti di Sè, alcune idee, speranze, visioni, sensi. COMBATTENTE, TECNOLOGICA, CREARE, INCOSCIENZA, ARTISTICA, SORRISO, RICOMINCIARE, MOVIMENTO, PAZIENZA, LIBERTÀ.
Nella seconda attività abbiamo giocato ad Ascoltarci e a farci raccontare dall’Altra. Quanta responsabilità c’è nel porre attenzione a quello che l’Altra ci vuole raccontare? Quanta responsabilità c’è nello scegliere con quali parole si racconta l’Altra stando attente a non appiccicare addosso “etichette”, “storie non sue”, “pregiudizi”, “stereotipi”? E a non offendere? È un gioco difficile, difficilissimo, se pensiamo quanto spesso siamo attent* a quello che stiamo dicendo invece di essere attente a quello che stiamo ascoltando. E quanto “attaccamento” c’è del proprio “vestito narrativo mentale” mentre raccontiamo? Quanto narcisismo? Quanto c’è di noi e quanto dell’Altra mentre raccontiamo di Lei?
Sono tutte questioni e “confini” che nel gruppo vengono fuori, e vengono fuori nel gioco, per poi portarci le riflessioni nella vita di tutti i giorni. E sono venute fuori tante altre cose intime che non condividiamo perché ci teniamo a creare e mantenere ogni incontro, ogni Cerchio Femminile Plurale, uno spazio protetto e “sacro” dove davvero possiamo sentirci libere, non osservate, filtrate o interpretate da “fuori”. Uno spazio sospeso, un limbo, uno spazio di auto-aiuto, uno “specchio” potente che ci fa sentire molto più simili di quanto, prima di incontrarci, ci sentissimo.
Le storie di costrizioni vissute, di lavoro imposto, di carico di lavoro obbligato e inevitabile, di scelte non proprie ma dettate da gerarchie, dinamiche patriarcali, di dolori sobbarcati dentro e sulle spalle, di traumi superati con il coltello fra i denti, piangendo senza essere viste e senza poter essere ascoltate. Storie di chi ha lasciato tutto improvvisamente per rifugiarsi in un nuovo paese, dove si è dovuta ricostruire, da zero. Storie di “figlie genitoriali” con il peso di fratelli e sorelle più piccoli/e. Storie di famiglie disfunzionali e di ricostruzione dell’Amore Sano con la/il partner. Storie di fatiche interiori e esteriori. Tante storie, dove ci ritroviamo e ci riconosciamo. Storie di forza e luce ritrovata. Storie dove figlie/i e nipoti diventano quella “forza vitale” necessaria per affrontare ciò che non va e che non fa sentire il proprio senso nel mondo.
Siamo grate per questa prima esperienza, intima, delicata, trasformativa. Siamo sempre più convinte che imparare ad Ascoltarsi sia un “atto politico”. Imparare ad avvicinarsi a come l’Altra si vuole rappresentare è anche questo un atto politico. Dobbiamo allenarci a farlo se ci definiamo società “civile”. Perché se non lo impariamo a fare su larga scala possiamo anche dirci che in questa parte di mondo il senso di civiltà non lo abbiamo saputo tramandare, e siamo diventat* “analfabet* collettivi”.
Canta Niccolò Fabi in una sua nota canzone del 2016: “Ha perso la città, ha perso la comunità“… Sì, è vero. Ammettiamolo, e umilmente proviamo insieme a ri-educarci. E non riguarda più chi ha o meno avuto il privilegio di studiare. Ci sono tante persone, anche con cariche importanti e titoli su titoli, che non sanno ascoltare e neanche raccontarla, l’Altra.”
Alice Lou
Tayeba:
امروز، قبل از شروع، هیجان و کنجکاوی داشتم.
این اولین بار بود که بهطور فعال در چنین چیزی شرکت میکردم: نه یک کار، نه یک روتین روزمره، بلکه یک فضای متفاوت و تازه.
ترس واقعی نداشتم، فقط همان توجه کوچک همیشگی به زبان ایتالیاییام را داشتم؛ این میل که کلمات را درست تلفظ کنم.
وقتی خانمها یکییکی شروع به آمدن کردند، یک شادی صادقانه را حس کردم.
آن لحظهای بود که با خودم فکر کردم: «بله، من واقعاً اینجا هستم، به لطف زبان دومم، و این باعث افتخار من است.»
هنوز هم دارم چیزهای زیادی از آلیس یاد میگیرم.
توانایی او در صحبت کردن با طبیعیبودن، بدون نیاز به یادداشت، برای من تحسینبرانگیز و الهامبخش است.
بازی گروهیای که امروز انجام دادیم یکی از زیباترین لحظهها بود.
گوش دادن به داستانهای دیگران و معرفی خودمان از طریق لحظههای مهم زندگیمان، یک تبادل احساسی بسیار قوی ایجاد کرد.
برای لحظهای حس کردم که با وجود اینکه از فرهنگهای متفاوتی میآییم، همهمان در یک قایق هستیم.
انرژیای که بین ما در جریان بود واقعی و شگفتانگیز بود.
برای من، «زنان حمله می کنند» امروز شروعِ «کمی بیشتر خودم شدن» بود.
یک فضای امن.
من همیشه کسی بودهام که به دیگران گوش میدهد؛ امروز خوشحالم که گروه ما میتواند جایی باشد که هرکدام بتوانیم خودِ واقعیمان باشیم.
امروز برای من یعنی هیچوقت برای نزدیکتر شدن به خودمان دیر نیست.
بعد از این دیدار، خودم را حتی باانگیزهتر، پر از انرژی مثبت و کنجکاو برای تجربهی قرارهای بعدی حس میکنم.
طیبه
Oggi, prima di iniziare, provavo entusiasmo e curiosità. Era la prima volta che partecipavo attivamente a qualcosa del genere: non un lavoro, non una routine quotidiana, ma uno spazio diverso, nuovo. Non avevo vere paure, solo la solita piccola attenzione alla mia lingua italiana, il desiderio di pronunciare bene le parole. Quando le donne hanno iniziato ad arrivare una alla volta, ho sentito una gioia sincera. È stato il momento in cui ho pensato: “Sì, sono davvero qui, grazie alla mia seconda lingua, e questo mi rende orgogliosa.”
Sto ancora imparando molto da Alice. La sua capacità di parlare con naturalezza, senza bisogno di appunti, per me è ammirevole e fonte di ispirazione. Il gioco di gruppo che abbiamo fatto oggi è stato uno dei momenti più belli. Ascoltare le storie delle altre e presentarci attraverso momenti importanti della nostra vita ha creato uno scambio emotivo molto forte. Per un attimo ho sentito che, pur provenendo da culture diverse, eravamo tutte sulla stessa barca. L’energia che circolava tra noi era autentica e sorprendente.
Per me, Women Attack! oggi è stato l’inizio di “diventare me stessa” un po’ di più. Uno spazio sicuro. Sono sempre stata una persona che ascolta gli altri; oggi sono felice che il nostro gruppo possa diventare un luogo dove ognuna può essere sé stessa. Oggi, per me, significa che non è mai troppo tardi per avvicinarsi a sé stesse. Dopo questo incontro mi sento ancora più motivata, piena di energia positiva e curiosa di vivere i prossimi appuntamenti.
Tayeba
>> Il prossimo CERCHIO FEMMINILE PLURALE è il 14 febbraio 2026, dalle 10:00 alle 13:00, sempre al Circolo ARCI Costa Azzurra. Sarà bello in questo secondo incontro farsi condurre da un’amica, Sara Colzi, fotografa e arteterapeuta.
Iscrizione gratuita su Eventbrite
25.01.2026
Cerchi Femminili Plurali: ti unisci!? 🙂
WomenAttack! è un movimento di donne – libero, plurale e interculturale – nato in un progetto di accoglienza e poi diventato indipendente.
Stiamo cercando donne del territorio pratese interessate a partecipare a Cerchi Femminili Plurali nella cornice del Festival Femminista 2026 a febbraio, a Prato: qui trovi tutto il programma di questa IV edizione!
Noi di WA! quest’anno partecipiamo organizzando 4 incontri unici, esclusivi e gratuiti: saremo condotte da creative che hanno fondato progetti di valore in moda / arte / fotografia / arteterapia / artigianato artistico interculturale.
Ed ecco i nostri Attacchi d’Arte Femminili Plurali per il Festival Femminista 2026:
7/02/26 h 10:00_13:00
Con le donne del collettivo Women Attack!
Iscrizione gratuita su Eventbrite
14/02/26 h 10:00_13:00
Con Sara Colzi | fotografa e arteterapeuta
Iscrizione gratuita su Eventbrite
21/02/26 h 10:00_13:00
Con Tatiana | YayoLab
Iscrizione gratuita su Eventbrite
28/02/26 h 10:00_13:00
Con Silvia | Clotilde
Iscrizione gratuita su Eventbrite
DOVE?
Circolo ARCI Costa Azzurra (zona La Macine, Prato)
Maggiori info e dettagli qui: Festival Femminista 2026
ISCRIVITI senza pensarci se senti di voler…
– stare con altre donne a fare cose creative
– imparare cose nuove
– scambiare storie e esperienze con altre donne
– conoscere delle professioniste del mondo del lavoro
– rilassarti
– giocare e creare con tante tecniche artistiche
– stare sulla cura di noi stesse
– conoscere donne del territorio in una dimensione protetta, interculturale e plurale
– creare relazioni di amicizia
– fare rete e sentirci meno sole
– parlare dei nostri diritti
– ascoltarci nei nostri bisogni di donne
– parlare la lingua italiana L2 con attività creative.
Ringraziamo con il cuore:
– Ipazia, associazione ideatrice e promotrice del Festival Femminista giunto alla IV edizione, per l’ospitalità e completa disponibilità!
– gioia libera tuttə nostro media partner, che pubblicherà nei suoi spazi web il blog WA! e che ci sostiene da sempre.
– Ornella e le donne del Circolo ARCI Costa Azzurra per l’entusiasmo e l’energia!
Con amore,
Alice Lou del collettivo Women Attack!
13.12.2025
TUTTƏ BRAVƏ A PARLARE DI INTERCULTURA MA…
Quello che stiamo imparando è che il dialogo va costruito pazientemente. Giorno dopo giorno. Sembra un concetto banale, acquisito nei discorsi e nei ragionamenti contemporanei, ma c’è un grande MA. La teoria non è pratica, e non è nemmeno la teoria della pratica. Insegnare (o “suggerire” che suona meno gerarchico?) come si fanno le cose è un altro livello ancora, distante da come sono stati organizzati i saperi, e vicino a quel “sapere denso” che si acquisisce solo facendo, con le mani e con i corpi.
WomenAttack! È prima di tutto uno spazio, fisico, dove i corpi si salutano, “entrano in scena”, si osservano, interagiscono, performano. Corpi pieni di simboli, vestiti, colori, immaginari, modi di vestire, coprire e scoprire parti del corpo.
Senza uno spazio fisico come si fa a “costruire relazione”?
Possiamo farlo in rete, sul web certo, lo facciamo sempre più frequentemente, ma in quel tipo specifico di relazione virtuale si attivano alcune parti di noi e non tutte, e forse non quelle determinanti affinché la relazione transculturale possa abbassare il rischio di interpretazioni scorrette.
Funzioniamo così noi esseri umani, abbiamo bisogno di conoscerci, per provare a capirci un po’ di più l’un l’altrə. Il rischio, se non coltiviamo anche spazi fisici, è immaginare l’altrə ma non “vederlə e Sentirlə”.
Per “i cuori” pieni e aperti – anche questo sembra scontato ma Sentirlo e attuarlo non è facile perché è un lavoro, presuppone un processo dentro noi stessə, interiore, capillare, profondo, complesso, difficile, anche de-costruttivo, cosciente e meno cosciente – succede che la mente produce “forme pensiero e forme pensiero-emotive” costruttive, idealizzanti sì, ma positive. Quando succede questo si è aperti – Dentro – “all’esotico” [non mi viene scritto meglio, ma non è il massimo!]. MA, se non succede? Si crea il movimento interiore di produzione di stereotipi, interpretazioni scorrette, giudizi illegittimi e superficiali che poi si possono tradurre in comportamenti discriminatori, razzisti e razzializzanti. E qui il dialogo interculturale non lo aiutiamo, soprattutto in spazi fisici e corpo a corpo, in cui ci troviamo insieme, anche senza darci appuntamento come succede negli spazi pubblici (in attesa negli studi medici, al supermercato, in piazza, nei bar, negli ospedali, alle poste, etc…).
Women Attack! è uno spazio dove l’arte e la creatività si offrono come “campo sacro” fra noi. Qui ci permettiamo la libertà di lasciare a casa i ruoli ordinari di “madri”, “donne di”, “compagne”, “mogli”, “figlie”, “rifugiate”, “richiedenti asilo”, etc. Qui ci permettiamo di contattare quelle parti di noi che la quotidianità nella vita sociale contemporanea, la velocità, le aspettative di altrə su di noi… ci hanno privato, represso, scoraggiato, disincentivato, spento. T. dice: “Siamo uno spazio dove ricontattare il sogno di chi vogliamo essere!”.
T. mi ha accolta nella sua casa, per la prima volta. È stata un’emozione strana, non saprei descriverla. Accolta da un’ex-utente del progetto di Accoglienza. Già qui ci stiamo dicendo qualcosa. E intendo quel “discorso” che tanto racconta Clifford Geertz.
Ci siamo scambiate dei doni, che vengono dal Giappone, paese estraneo a entrambe.
T. aveva preparato delle ricette che lei racconta “della tradizione afghana” ma, come ha commentato M.: “A lei piace interpretare e metterci delle cose nuove! Se tu assaggi i ravioli tradizionali sì sono così ma T. ci mette spesso qualche ingrediente che arricchisce il piatto!”. Sorridiamo. “È la creatività!”. Essere creative è un modo di essere nella vita.
I ravioli si chiamano ashak, usiamo il google traslate per capirci e tentare di spiegarci al meglio su ingredienti e procedimenti. Abbiamo capito che il margine di errore nell’interpretarci fa parte della nostra relazione, lo accogliamo, facciamo quello che possiamo, rimaniamo aperte. T. racconta che ce ne sono più versioni, quello che ha preparato per me dice essere una versione con il ripieno di vegetali con porri, prezzemolo ed erba cipollina. Buonissimiii!!! T.: “Noi afghani mangiamo un piatto unico perché è composto da più cose, mi fa davvero piacere che li hai ripresi”.
Prima di sederci a tavola però abbiamo deciso di lavorare sul progetto. Siamo in una fase di transizione perché abbiamo bisogno di ridefinire “Chi siamo adesso” e cosa faremo nel 2026, e chi c’è di noi adesso. I progetti richiedono energia, fatica, presenza e risorse e non sempre noi donne siamo libere di esserci, anzi, in un mondo che sovraccarica per la cura domestica, deə figliə e in generale del lavoro familiare. Se poi sei una rifugiata o una madre sola con figliə che succede? È un dramma trovare il tempo per sé.
Quello che è certo è che saremo al Festival Femminista 2026 a Prato, un evento a cui ci siamo affezionate e che riteniamo importante nel nostro territorio. Siamo grate di questa opportunità all’associazione organizzatrice Ipazia e a gioia libera tuttə, nostro partner speciale.
Quindi CHI SIAMO oggi?
Lo spazio Women Attack! è stato e vuole essere un “campo” aperto e libero dove ognunə ha deciso quando entrare e uscire, quando si sentisse comoda e quando no, e soprattutto decidesse cosa portare di Sè per il gruppo. Abbiamo attraversato tante fasi, bellissime, forti che sarebbe bello raccontare, magari lo faremo prima o poi. Perché la memoria di un “noi” è fondativa di quello che siamo adesso. Abbiamo coinvolto tante donne del territorio, tanti spazi e enti del terzo settore. Ringraziamo tuttə perché ci hanno anche aiutate in una prima fase a cominciare quest’avventura che si è manifestata in varie forme dal 2022 a oggi. Abbiamo “creato” tanto e mettendo i nostri corpi insieme, con storie che cominciano in Afghanistan, Guinea, Senegal, Costa D’Avorio, Pakistan, Italia, Albania, Ucraina… e tanti altri paesi.
Adesso si apre un nuovo capitolo. Siamo emozionate, curiose, aperte.
Ci saranno tante sorprese e novità nei prossimi mesi, il nostro invito è quello di seguirci, perché, se senti risuonare la voglia di conoscerci e partecipare, siamo felici di accoglierti in libertà. Se non sai dove farla concretamente l’Intercultura, vieni!
La pluralità va costruita CON. Vi invitiamo a condividere spazi corpo a corpo con tutte le persone delle comunità che abitano la città di tuttə, per provare a creare qualcosa di buono.
Con amore,
Alice Lou del collettivo Women Attack!



