Women Attack! x Festival Femminista 2026

Qui il "blog" di WA! per il Festival Femminista 2026 (a febbraio nella città di Prato): una pagina web che sarà aggiornata come un diario fino al dopo festival... per condividere con tuttə il racconto di questo viaggio transculturale attraverso la creatività!

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Qui il nostro “blog” per il Festival Femminista 2026 (che si tiene durante il mese di febbraio nella città di Prato): una pagina web nella guidezine di www.gioialibera.it che terremo aggiornata come un diario fino al dopo festival, sperando di incuriosirvi in particolare sui nostri “Cerchi femminili plurali”, quattro incontri dedicati alla creatività e aperti a tutte le donne di tutte le comunità che abitano il nostro territorio… presto il programma con i dettagli, intanto seguici nel racconto di questo viaggio transculturale!

13.12.2026

TUTTƏ BRAVƏ A PARLARE DI INTERCULTURA MA…

Quello che stiamo imparando è che il dialogo va costruito pazientemente. Giorno dopo giorno. Sembra un concetto banale, acquisito nei discorsi e nei ragionamenti contemporanei, ma c’è un grande MA. La teoria non è pratica, e non è nemmeno la teoria della pratica. Insegnare (o “suggerire” che suona meno gerarchico?) come si fanno le cose è un altro livello ancora, distante da come sono stati organizzati i saperi, e vicino a quel “sapere denso” che si acquisisce solo facendo, con le mani e con i corpi.

WomenAttack! È prima di tutto uno spazio, fisico, dove i corpi si salutano, “entrano in scena”, si osservano, interagiscono, performano. Corpi pieni di simboli, vestiti, colori, immaginari, modi di vestire, coprire e scoprire parti del corpo.

Senza uno spazio fisico come si fa a “costruire relazione”?

Possiamo farlo in rete, sul web certo, lo facciamo sempre più frequentemente, ma in quel tipo specifico di relazione virtuale si attivano alcune parti di noi e non tutte, e forse non quelle determinanti affinché la relazione transculturale possa abbassare il rischio di interpretazioni scorrette.

Funzioniamo così noi esseri umani, abbiamo bisogno di conoscerci, per provare a capirci un po’ di più l’un l’altrə. Il rischio, se non coltiviamo anche spazi fisici, è immaginare l’altrə ma non “vederlə e Sentirlə”. 

Per “i cuori” pieni e aperti – anche questo sembra scontato ma Sentirlo e attuarlo non è facile perché è un lavoro, presuppone un processo dentro noi stessə, interiore, capillare, profondo, complesso, difficile, anche de-costruttivo, cosciente e meno cosciente – succede che la mente produce “forme pensiero e forme pensiero-emotive” costruttive, idealizzanti sì, ma positive. Quando succede questo si è aperti – Dentro – “all’esotico” [non mi viene scritto meglio, ma non è il massimo!]. MA, se non succede? Si crea il movimento interiore di produzione di stereotipi, interpretazioni scorrette, giudizi illegittimi e superficiali che poi si possono tradurre in comportamenti discriminatori, razzisti e razzializzanti. E qui il dialogo interculturale non lo aiutiamo, soprattutto in spazi fisici e corpo a corpo, in cui ci troviamo insieme, anche senza darci appuntamento come succede negli spazi pubblici (in attesa negli studi medici, al supermercato, in piazza, nei bar, negli ospedali, alle poste, etc…).

Women Attack! è uno spazio dove l’arte e la creatività si offrono come “campo sacro” fra noi. Qui ci permettiamo la libertà di lasciare a casa i ruoli ordinari di “madri”, “donne di”, “compagne”, “mogli”, “figlie”, “rifugiate”, “richiedenti asilo”, etc. Qui ci permettiamo di contattare quelle parti di noi che la quotidianità nella vita sociale contemporanea, la velocità, le aspettative di altrə su di noi… ci hanno privato, represso, scoraggiato, disincentivato, spento. T. dice: “Siamo uno spazio dove ricontattare il sogno di chi vogliamo essere!”.

T. mi ha accolta nella sua casa, per la prima volta. È stata un’emozione strana, non saprei descriverla. Accolta da un’ex-utente del progetto di Accoglienza. Già qui ci stiamo dicendo qualcosa. E intendo quel “discorso” che tanto racconta Clifford Geertz.

Ci siamo scambiate dei doni, che vengono dal Giappone, paese estraneo a entrambe.

T. aveva preparato delle ricette che lei racconta “della tradizione afghana” ma, come ha commentato M.: “A lei piace interpretare e metterci delle cose nuove! Se tu assaggi i ravioli tradizionali sì sono così ma T. ci mette spesso qualche ingrediente che arricchisce il piatto!”. Sorridiamo. “È la creatività!”. Essere creative è un modo di essere nella vita.

I ravioli si chiamano ashak, usiamo il google traslate per capirci e tentare di spiegarci al meglio su ingredienti e procedimenti. Abbiamo capito che il margine di errore nell’interpretarci fa parte della nostra relazione, lo accogliamo, facciamo quello che possiamo, rimaniamo aperte. T. racconta che ce ne sono più versioni, quello che ha preparato per me dice essere una versione con il ripieno di vegetali con porri, prezzemolo ed erba cipollina. Buonissimiii!!! T.: “Noi afghani mangiamo un piatto unico perché è composto da più cose, mi fa davvero piacere che li hai ripresi”.

Prima di sederci a tavola però abbiamo deciso di lavorare sul progetto. Siamo in una fase di transizione perché abbiamo bisogno di ridefinire “Chi siamo adesso” e cosa faremo nel 2026, e chi c’è di noi adesso. I progetti richiedono energia, fatica, presenza e risorse e non sempre noi donne siamo libere di esserci, anzi, in un mondo che sovraccarica per la cura domestica, deə figliə e in generale del lavoro familiare. Se poi sei una rifugiata o una madre sola con figliə che succede? È un dramma trovare il tempo per sé.

Quello che è certo è che saremo al Festival Femminista 2026 a Prato, un evento a cui ci siamo affezionate e che riteniamo importante nel nostro territorio. Siamo grate di questa opportunità all’associazione organizzatrice Ipazia e a gioia libera tuttə, nostro partner speciale. 

Quindi CHI SIAMO oggi?

Lo spazio Women Attack! è stato e vuole essere un “campo” aperto e libero dove ognunə ha deciso quando entrare e uscire, quando si sentisse comoda e quando no, e soprattutto decidesse cosa portare di Sè per il gruppo. Abbiamo attraversato tante fasi, bellissime, forti che sarebbe bello raccontare, magari lo faremo prima o poi. Perché la memoria di un “noi” è fondativa di quello che siamo adesso. Abbiamo coinvolto tante donne del territorio, tanti spazi e enti del terzo settore. Ringraziamo tuttə perché ci hanno anche aiutate in una prima fase a cominciare quest’avventura che si è manifestata in varie forme dal 2022 a oggi. Abbiamo “creato” tanto e mettendo i nostri corpi insieme, con storie che cominciano in Afghanistan, Guinea, Senegal, Costa D’Avorio, Pakistan, Italia, Albania, Ucraina… e tanti altri paesi. 

Adesso si apre un nuovo capitolo. Siamo emozionate, curiose, aperte.

Ci saranno tante sorprese e novità nei prossimi mesi, il nostro invito è quello di seguirci, perché, se senti risuonare la voglia di conoscerci e partecipare, siamo felici di accoglierti in libertà. Se non sai dove farla concretamente l’Intercultura, vieni!

La pluralità va costruita CON. Vi invitiamo a condividere spazi corpo a corpo con tutte le persone delle comunità che abitano la città di tuttə, per provare a creare qualcosa di buono. 

Con amore,

Alice Lou del collettivo Women Attack!

A CURA DI

Women Attack!

Siamo un gruppo di donne nate e cresciute in paesi diversi, che si sono incontrate nella città di Prato. Il collettivo nasce nel 2022 per parlare di indipendenza e pluralismo attraverso i linguaggi della creatività.

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