Abortire in Italia

Storia di un aborto in Toscana. Una tra le tantissime storie che raccontano come - di fatto - l'IVG in Italia non sia ancora un diritto.

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Di seguito la preziosa testimonianza che Ginevra Contini – attivista di My Voice, My Choice – ha generosamente condiviso il 16 febbraio 2025 in occasione di un incontro all’interno della terza edizione del Festival Femminista a Prato, festival durante il quale gioia libera tuttə ha raccolto firme per la campagna europa MVMC che vuole garantire il diritto all’aborto, sicuro e accessibile, in tutta Europa. Perché, come ci ricorda Valentina Greco in un altro articolo, il personale è politico.

Aggiornamento del 26 febbraio 2026: ABBIAMO VINTO! Leggi l’articolo “My Voice, My Choice: il potere delle nostre firme!

Prima però una nota importante a cura di GLTeam

Se vuoi interrompere la tua gravidanza in Italia (oppure conosci una persona che vuole farlo), ecco quattro punti di riferimento da conoscere oltre al diritto espresso dalla LEGGE 22 maggio 1978, n. 194, dal titolo “Norme per la tutela sociale della maternità e sull’interruzione volontaria della gravidanza“: legge che purtroppo non viene del tutto e ovunque applicata o che spesso viene applicata male e che ha comunque molti limiti che, dopo quasi 50 anni, sarebbe l’ora di superare (come ha provato a fare Libera di Abortire con una proposta di legge nel 2023)… ma intanto, come sempre, ci aiutano i movimenti femministi e la sorellanza!

  • IVG SENZA MA, UNA GUIDA PRATICA: “L’interruzione volontaria di gravidanza prima, durante e dopo: la guida pratica al tuo aborto libero e informato.” Scritta da attiviste e professioniste partendo dai problemi incontrati più di frequente da chi vuole abortire in Italia, è uno strumento concreto per superare gli ostacoli.
  • LA MAPPA di Obiezione Respinta: progetto transfemminista che nasce con l’intento di mappare l’obiezione di coscienza in Italia e fa parte della rete nazionale di Non Una Di Meno. Sulla base di testimonianze anonime, è stata creata una mappa (aggiornata grazie alle segnalazioni) che riporta esperienze di accesso a interruzione volontaria di gravidanza e contraccezione in ospedali, consultori, farmacie.
  • Women on Web: organizzazione senza scopo di lucro che fornisce sostegno a tutte le donne e persone che hanno bisogno di aiuto per prevenire e porre fine a gravidanze indesiderate; si impegna a garantire che tutt*, comprese le persone trans, non binarie e queer possano accedere in sicurezza all’aborto e alla contraccezione senza discriminazioni.
  • IVG e sto benissimo: profilo Instagram curato da Federica di Martino, psicoterapeuta e attivista transfemminista che da anni promuove pratiche di autodeterminazione rispetto ai temi della salute diffondendo una comunicazione corretta sull’IVG.

IL PERSONALE È POLITICO

Buon pomeriggio a tutt*! Grazie di nuovo innanzitutto ad Elena e a tutte le responsabili di questo Festival Femminista per avermi dato la possibilità di essere qui oggi e di aver concesso questo spazio per sostenere la campagna My Voice, My Choice.

In questo movimento, di cui fanno parte donne e uomini, siamo tutt* volontar* di diverse nazionalità e culture ma tutt* riunit* sotto un denominatore comune: vogliamo render sicuro e accessibile il diritto riproduttivo e, nello specifico, quello dell’interruzione volontaria di gravidanza, su tutto il territorio europeo. Infatti, in alcuni paesi, come la Polonia o Malta, l’aborto è ritenuto illegale. In altri paesi, come l’Austria e la Germania, l’accesso all’aborto è consentito a spese della paziente. Ci sono poi altri paesi, come l’Italia, dove l’aborto è legale e coperto dal sistema sanitario nazionale, ma ancora considerato un tabù e ostacolato molte volte, attraverso vie subdole che possono mettere a rischio la salute psicofisica delle donne che lo richiedono. Io sono una di queste.

Sei anni fa mi trovavo in una relazione con una persona di cui ero molto innamorata, ma che stava iniziando a manifestare una serie di comportamenti possessivi e manipolatori. Più volte, ho trovato dei messaggi sui miei social network che non avevo mai inviato. Più volte mi sono sentita dire che se sceglievo di rimanere coi miei compagni di danza dopo gli allenamenti, anziché cenare con lui, lo facevo perché non ero più innamorata. Più volte il mio telefono è stato controllato durante il giorno e la notte, perfino dopo che ci eravamo addormentati insieme. Quando ho iniziato a realizzare tutto questo e a comunicare il mio disappunto, mi è stato dato della pazza. Quando chiedevo spazio, mi veniva detto di non essere più attratta sessualmente da lui. E mentre cercavo di capire cosa stesse succedendo e come uscirne e, se fosse possibile farlo insieme, sono rimasta incinta.

La relazione che stavo vivendo, unita alle mie condizioni economiche e al mio percorso di studi ancora incompleto, rendeva la mia scelta convinta: quel bambino non lo avrei potuto crescere in modo sano e la gravidanza, in quel momento, avrebbe rappresentato per me un enorme problema. Il mio ragazzo condivideva la mia scelta, ma io non mi sentivo più al sicuro accanto a lui, perciò ho scelto di affrontare l’interruzione di gravidanza da sola. Mi sono recata da un ginecologo privato, che mi ha rilasciato subito un certificato, per poter eseguire la procedura in uno dei consultori dedicati a Firenze. Da qui in poi si sono susseguite una serie di vicende che hanno messo a rischio la mia salute.

Innanzitutto, sono stata sottoposta a più controlli, perché l’ecografia, per qualche motivo, non dava i risultati necessari per abortire. Questo comportava fare numerosi prelievi e ogni tre giorni andare a fare una lunga coda in ospedale, senza la garanzia che avrei avuto il posto per la visita.

Oltre alla preoccupazione che se fosse trascorso troppo tempo, non avrei potuto interrompere la gravidanza come avrei voluto, si sono aggiunte affermazioni forti da parte del personale medico. Ne ricordo una in particolare, quando la ginecologa ha ripetuto durante tutta la visita “che strano, veramente strano”. Le ho chiesto se dopo l’aborto avessi dovuto fare ulteriori accertamenti, perché non sapevo a che cosa lei si stesse riferendo. Mi ha detto che non capiva perché la cosa mi sarebbe dovuta interessare, dato che non volevo bambini. Ho risposto allora che non volevo quel bambino in quel momento, ma che in futuro magari li avrei voluti. E lei mi ha ribadito: “io non ho la sfera di cristallo; come faccio a sapere se tu, dopo questo aborto, potrai avere ancora dei figli?”

Un altro episodio si è verificato durante il counseling obbligatorio, dove dovrebbe esserci una figura professionale, pronta ad accogliere e supportare le donne che scelgono di abortire. C’era invece una semplice infermiera, che mi ha messo davanti un dépliant coi metodi contraccettivi, senza neanche chiedermi come fossi rimasta incinta e che situazione stessi vivendo. In quel momento ho sentito che avrei avuto bisogno di parlare con qualcuno di competente, perché da sola non ce l’avrei fatta. Ho chiesto dunque a questa infermiera il contatto di un* psicolog*, interno o esterno alla struttura, confidandole la mia necessità. E lei mi ha risposto che non aveva nessuno da indicarmi, ma che se non ero convinta di abortire, avrei ancora potuto cambiare idea.

Il giorno dell’interruzione di gravidanza, per me farmacologica, eravamo un gruppo di cinque ragazze con a disposizione un bagno singolo. Poco dopo l’assunzione della prostaglandina, i dolori che ho avuto sono stati tali che le altre mie compagne di stanza hanno chiamato l’infermiera, perché non rispondevo più. Ero comunque cosciente e ricordo che, quando l’infermiera è entrata per somministrarmi gli antidolorifici, si è lamentata, perché due ragazze erano sedute sullo stesso letto, per aiutarsi a vicenda a gestire il momento. E nel suo criticare ha esordito con “questa ragazza – riferendosi a me – sta male e quindi è giustificata, ma i letti sono per i pazienti” – come se noi non fossimo veramente pazienti dell’ospedale.

A distanza di un mese dall’aborto, dopo che tutti i controlli sembravano essere andati bene, una sera ho avuto un’emorragia. Mi trovavo fuori casa, nessuno dei miei amici sapeva che avessi abortito, ma ho chiesto ad uno di loro di seguirmi con la macchina, per andare al pronto soccorso più vicino, a Prato. Il ginecologo di turno inizialmente si è rifiutato di visitarmi. Due infermiere hanno dovuto insistere e alla fine, lui ha accettato, dicendomi “hai voluto abortire e adesso ti lamenti?”. Ha detto poi che non era capace di darmi una risposta e mi ha dimessa con la prescrizione di un antiemorragico. Per fortuna, il mio corpo ha reagito bene da solo e il giorno dopo ho contattato il mio ginecologo privato.

Parlo di fortuna, perché ho avuto modo col tempo di accedere ai servizi di cui avevo bisogno, tra cui ovviamente la psicoterapia, che mi ha permesso negli anni di affrontare una lunga fase depressiva. Ma la salute e i diritti non dovrebbero essere una questione di fortuna.

Alle persone che parlano di prevenzione, rispondo che questa deve appunto venire PRIMA, ma che non ha niente a che vedere col diritto all’aborto e che questo deve essere concesso, senza questionare il come o il perché. Sempre a queste persone, rispondo anche che la prevenzione non passa soltanto dalla conoscenza delle donne dei metodi contraccettivi. Infatti questa consapevolezza riguarda entrambi i partner e troppi ragazzi e uomini sono invece ancora restii all’uso del profilattico, con conseguente scarsa capacità di indossarlo eventualmente in modo corretto.

Alle persone che affermano che l’obiezione di coscienza sia anch’essa un diritto, rispondo che l’obiezione è valida nel momento in cui si sceglie di seguire o meno una paziente che desidera abortire. Non ha niente a che vedere con l’offrire una prestazione medica dopo l’aborto o con il fornire alla donna le informazioni necessarie per abortire in un’altra sede. Inoltre, come può il mio orientamento religioso giustificare un atto di violenza psicologica, insinuando in una persona che chiede aiuto il senso di colpa o la paura di non poter avere più figli? È così che normalmente vengono curati i pazienti, quando si trovano ricoverati purtroppo anche a causa di alcuni loro comportamenti, ritenuti universalmente, e non quindi sulla base in un Credo religioso, pericolosi o sbagliati? E ancora, è l’obiezione di coscienza al giorno d’oggi veramente specchio della quantità di fedeli oppure ci sono interessi secondari, nascosti dietro un termine riferito ad un diritto fondamentale?

A coloro che ritengono che un consultorio debba occuparsi esclusivamente di fornire una prestazione medica e che non abbia nessuna responsabilità sulla sicurezza di una paziente, chiedo: a cosa serve un momento di counseling? Non di certo a mostrare come si assume la pillola anticoncezionale o la forma della spirale. Ci si può veramente girare dall’altra parte, se una donna chiede un supporto psicologico, perché non si sente all’altezza di gestire contemporaneamente un aborto e la separazione da un partner violento da sola? Forse queste persone non si sono mai viste arrivare un pugno in faccia o sentite forzate ad avere un rapporto sessuale durante le nausee o forse lo ritengono perfino normale. Ma io a volte mi chiedo cosa sarebbe successo, se non avessi trovato da qualche parte la forza di mantenere la decisione presa.

La campagna My Voice, My Choice che stiamo portando avanti nella pratica è finalizzata a richiedere un fondo comune al Parlamento Europeo, di modo che ogni donna che desidera abortire, possa farlo in sicurezza, anche qualora dovesse viaggiare in un altro paese per questioni di legalità.

Ma questo movimento ha anche un altro fine, più grande. Ovvero quello di coinvolgere persone che vedono tutto questo come un problema molto lontano da loro e di sensibilizzarle, affinché nessuna donna debba ritrovarsi a dover lottare in un luogo che dovrebbe invece tutelarle.

Assieme ad altr* volontar*, ho deciso di donare il mio vissuto per mostrarvi cosa accade in alcuni consultori, anche nelle storie a lieto fine. E ci auspichiamo che col tempo, lieto non sia più solo il fine, ma anche il durante.

Unisciti al movimento My Voice, My Choice!

💜

Grazie di cuore: a Ginevra, per donarci la sua storia, e a te per unirti a MVMC!

GLTeam

A CURA DI

Ginevra Contini

Biologa, specializzata in comportamento animale e umano, fondatrice del blog di divulgazione scientifica “_Spazio Intersinaptico_” (sintersinaptico.blog). Attualmente studentessa PhD in neuroscienze all’Università di Bonn (Germania), dove mi occupo di alterazioni del comportamento sociale. Sono diventata attivista per il diritto all’aborto con il movimento My Voice My Choice (www.myvoice-mychoice.org), per difendere la libertà di scelta in tutta Europa. In Germania porto avanti anche la mia più grande passione, la House Dance, ballando per strada, nei club o sul palcoscenico.

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