26 febbraio 2026, una data storica per i diritti delle donne* e un giorno di gioia liberatrice per la democrazia in Europa!
Un anno fa, anche noi di gioia libera tuttə raccoglievamo firme per My Voice, My Choice (La mia voce, La mia scelta) – l’lniziativa dei Cittadini Europei (ICE) promossa per garantire il diritto all’aborto, sicuro e accessibile, in tutta Europa. Una campagna lanciata nell’aprile 2024 dall’Inštitut 8. marec (Istituto 8 Marzo) in Slovenia, uno dei primi Paesi al mondo ad aver riconosciuto il diritto all’aborto a livello costituzionale (già dal 1974, quando era parte della Jugoslavia e poi nella Costituzione del 1991, dopo l’indipendenza).
In un anno (aprile 2024 – marzo 2025), MVMC ha raccolto 1,2 milioni di firme da 19 Paesi EU o, precisamente, 1.224.998 di cui 1.124.513 verificate dagli Stati, superando con successo tutte le soglie minime (affinché l’iniziativa popolare sia riconosciuta dalle istituzioni europee, occorre ottenere il sostegno di almeno 1 milione di persone, con un numero minimo di firme in almeno 7 paesi dell’UE). L’Italia ha dato un contributo fondamentale a questo risultato storico, con 161.254 firme verificate.
E così, per la prima volta, il diritto all’aborto è stato discusso con una proposta legislativa concreta deə cittadinə all’interno delle istituzioni europee. E così, dopo un altro anno di mobilitazione continua e costante, appassionata e appassionante, fatta da una vivacissima community transfemminista e transnazionale, coordinata da un team super determinato, creativo e competente, in questa data – 26 febbraio 2026 – My Voice, My Choice ha segnato la Storia dell’Unione Europea ottenendo anche il SÌ dalla Commissione EU, il voto finale e decisivo – in questo caso positivo e favorevole! – dopo il sostegno già ottenuto dal Parlamento Europeo e dal CESE (Comitato Economico Sociale Europeo).
Le ragioni di questa iniziativa e la proposta di MVMC
In Europa, si stima, 20 milioni di donne non hanno accesso sicuro all’aborto. Si parla soprattutto di Polonia e Malta dove di fatto abortire è quasi del tutto illegale e praticamente impossibile ma in molti Paesi la situazione è complessa. In Austria e Germania, ad esempio, è possibile abortire solo a pagamento, con cifre da 200€ a 1000€. In Croazia, Romania e Italia, invece, esiste il problema dell’obiezione di coscienza.
“In Italia, l’obiezione di coscienza rappresenta un ostacolo al diritto alla salute per molte persone. Ci sono regioni in cui il numero dei medici obiettori supera l’80 per cento del personale sanitario a disposizione, costringendo le donne a spostarsi in altre regioni per ottenere una interruzione di gravidanza. In questo modo l’interruzione di gravidanza è vista come un privilegio e non come un diritto umano e questo è un grande problema”, ha dichiarato Tina Marinari dell’Ufficio campagne di Amnesty International Italia, come si legge in un articolo del 6 Novembre 2025 dal titolo Aborto in Europa: allarmanti tentativi di fare passi indietro che annuncia un dettagliato rapporto pubblicato da Amnesty International: “Quando i diritti non sono reali per tutte e tutti: la lotta per l’accesso all’aborto in Europa”.
Un rapporto che esorta i governi europei ad agire per garantire un accesso equo e universale ai servizi d’interruzione di gravidanza, a fronte delle restrizioni ancora in vigore e ai crescenti tentativi di limitarne ulteriormente l’accesso in tutta Europa (tentativi guidati da un movimento anti-gender transnazionale e ben finanziato, composto da gruppi e istituzioni conservatrici e religiose).
Ricordiamo inoltre, citando un articolo pubblicato proprio oggi (26 febbraio 2026) da Il Post che, in Italia: “Il Ministero della Salute è in ritardo di oltre un anno sulla diffusione dei dati annuali sull’interruzione volontaria di gravidanza. Gli ultimi dati pubblicati sono quelli relativi al 2022: non ha ancora diffuso né quelli relativi al 2023, che per legge avrebbe dovuto pubblicare un anno fa, né quelli relativi al 2024, che dovrebbero essere pubblicati entro la fine del mese. Il numero di aborti del 2023 e del 2024 in realtà è noto, non perché lo abbia fornito il Ministero, ma perché le giornaliste Chiara Lalli e Sonia Montegiove lo hanno chiesto alla fonte originale, cioè l’Istituto superiore di sanità (ISS). Lalli e Montegiove conducono da anni la campagna Mai dati proprio per chiedere dati più trasparenti e accessibili sull’interruzione volontaria di gravidanza in Italia.”
Gli ostacoli all’aborto in Italia e in molti altri paesi d’Europa sono strutturali, perché fanno parte di un sistema culturale patriarcale ossessionato dal controllo dei corpi delle donne*.
Questo sistema costringe migliaia di donne e persone con utero a viaggiare per ricevere le cure di cui hanno bisogno, a causa delle difficoltà legali e/o economiche di accesso ai servizi sanitari nei propri Stati. Oltrepassare confini cittadini, regionali o nazionali, significa confrontarsi con una serie di ostacoli proprio in un momento in cui agire in tempo è fondamentale per la propria salute e a volte per la stessa sopravvivenza. Viaggiare ha un costo. La mobilità non è uguale per tuttə, non è una libertà scontata, bensì un privilegio: per spostarsi servono risorse economiche, tempo libero, permessi a lavoro, condizioni familiari che lo consentano.
Per questo motivo, la proposta di My Voice, My Choice è quella di istituire un fondo europeo, un meccanismo finanziario comunitario, per garantire l’accesso alle interruzioni volontarie di gravidanza con cure sicure e gratuite a sostegno di tutte le donne* che si trovano ad affrontare ostacoli strutturali e culturali nel proprio Paese membro EU.
Oggi, il sì della Commissione Europea, ha accolto la proposta di My Voice, My Choice. Non esattamente al 100% ma si tratta comunque di una vittoria storica per i diritti delle donne* e per la democrazia, di un riconoscimento istituzionale, di un fatto politico che apre un nuovo spazio, un possibile cambiamento, una base legale su cui continuare a lavorare/lottare per il diritto alla salute sessuale e riproduttiva di tuttə, per i diritti delle donne* ovvero per i diritti umani.
La Commissione europea ha risposto a My Voice, My Choice riconoscendo formalmente che i fondi europei possono essere utilizzati per garantire l’accesso all’aborto sicuro. È vero che i Governi nazionali giocheranno un ruolo e che la Commissione non ha creato un nuovo fondo ad hoc, come richiesto da MVMC (per evitare lo scontro con i nazionalisti). Ma questa resta davvero una vittoria. La Commissaria per la Parità, Hadja Lahbib ha dichiarato che gli Stati membri potranno utilizzare il Fondo Sociale Europeo Plus (ESF+). Questo significa che il fondo potrà coprire il costo delle prestazioni per accedere all’IVG, comprese le spese legate a viaggio e alloggio per chi costretta a spostarsi. Significa che l’accesso all’aborto diventa una responsabilità dell’Unione Europea e da oggi in poi una priorità legata alla salute pubblica e alla giustizia sociale. “Oggi esiste finalmente uno strumento europeo che può fare la differenza”, spiega il comunicato stampa di My Voice, My Choice – Italia.
Questa decisione storica apre la strada verso un diritto all’aborto più sostanziale ed un sistema istituzionale europeo antidiscriminatorio. Una strada che il movimento MVMC continuerà a percorrere. Da oggi, insieme alle istituzioni. Fondamentale sarà, da parte di tuttə noi cittadinə, monitorare i propri Stati e Governi.
La raccolta firme nella nostra città
Un anno fa, anche noi di gioia libera tuttə raccoglievamo firme per My Voice, My Choice. Lo abbiamo fatto per mesi nella nostra città, a Prato, in Toscana, soprattutto durante la III edizione del Festival Femminista curato da Ipazia ed in particolare insieme a Ginevra Contini (che ha inoltre generosamente condiviso, in un incontro del festival e poi sul nostro sito, la sua storia, quella di un aborto in Toscana, perché – come ci ricorda Valentina Greco in un altro articolo – il personale è politico) e Andrea Calligari, emtrambə attivistə di My Voice, My Choice – Italia, campagna che nel nostro Paese è stata coordinata dall’Associazione Luca Coscioni e sostenuta dal movimento EUMANS. Un altro momento importante per la nostra raccolta firme è stata la giornata organizzata da Non Una Di Meno – Prato per l’8 Marzo 2025. Costruire reti femministe nei territori che abitiamo e allo stesso tempo alleanze transnazionali, significa dare forza alla sorellanza, una potenza che non conosce confini!
Grazie, di cuore, a chi ha firmato. Ogni singola firma è stata potente. Celebriamo il potere delle nostre firme! E continuiamo a lottare con gioia, sacra rabbia e determinazione.
Insieme siamo la maggioranza! 
E ADESSO? CONTINUA A SEGUIRE MVMC!
Adesso che inizia il lavoro operativo delle istituzioni europee e degli Stati membri sulla proposta di MVMC, inizia il nostro monitoraggio! Restiamo quindi unitə in questa lotta e continuiamo a sostenere il movimento transnazionale My Voice, My Choice! Questa vittoria è solo un primo passo di un cammino da compiere insieme.
- SITO www.myvoice-mychoice.org
- IG EU @myvoicemychoiceorg
- IG IT @myvoicemychoiceitalia
- WHATSAPP My Voice, MY Choice
- NEWSLETTER My Voice, My Choice
INFINE…
Concludiamo questo articolo con alcune emozionate ed emozionanti dichiarazioni in merito alla risposta favorevole della Commissione EU alla proposta di My Voice, My Choice: quelle di Nika Kovač, coordinatrice della campagna europea MVMC, che “con un gruppo di amiche, lotta contro gli autoritari con gentilezza, brillantini e speranza”; quelle di Hadja Lahbib, Commissaria europea per la Parità; quelle del movimento paneuropeo popolare EUMANS che dal 2022 si batte “per diritti umani, democrazia, libertà fondamentali e sostenibilità”; e quelle di Alice Spaccini, coordinatrice di My Voice, My Choice – Italia per l’Associazione Luca Coscioni, associazione che dal 2002 lotta “per la vita dei diritti e nuove libertà, dal corpo delle persone al cuore della politica” (tra le sue attuali campagne, anche “Aborto senza ricovero” – firma!). Le trovate di seguito, scorrendo la pagina.
Qui invece i link ai video delle due conferenze stampa a Bruxelles del 26 febbraio 2026, della Commissione EU e di MVMC:
My Voice, My Choice
[di seguito la traduzione in italiano]
First reaction to the European Commission Decision from My Voice, My Choice coordinator Nika Kovač
TODAY IS A VICTORY FOR WOMEN IN EUROPE. And today is a good day for European democracy.
When 1.2 million citizens raise their voices, when the European Parliament sends a clear democratic signal, and when civil society mobilises across borders, the European Commission cannot look away. It must act. And today, it has.
For the first time, the Commission confirms unequivocally that EU funds can be used to guarantee access to safe abortion care – particularly for women in vulnerable situations, regardless of where they come from in Europe. This is not symbolic. It is a political commitment to women’s rights.
It establishes beyond doubt that access to safe abortion is a matter of public health and social justice, and that the European Union has both the competence and the responsibility to act.
The Commission concluded in today’s decision that the best way to meet our initiative’s objective is through the ESF+ programme. While no new legal instrument is being created, the Commission has formally acknowledged that the core objectives of our initiative can be achieved and outlined a concrete pathway to implement it in practice.
The decision was presented to us in a meeting by Commissioner for Equality Hadja Lahbib. She congratulated us and presented the Commission’s decisions as a clear yes to our demands. We are especially happy that the mechanism would be able to be used not just for funding of the medical services, but also the cost of travel in circumstances that would be needed. This is especially important in life threatening situations where urgent assistance and transportation is needed.
We conveyed our satisfaction with the positive reply and reiterated that our priority was always getting results for women, not the legal form. We expressed our disappointment that no promise of new allocation of financial resources was made at this time and urged the Commission to support additional dedicated funding in the future.
We also urged the Commission to make swift next steps to operationalise the decision: to provide clear instructions to member states on how to start providing safe abortion care with EU funds and that an information platform for patients must be created.
The door is now open. A pathway was created for Member States to use EU funding to ensure access to safe and legal abortion services for those who are still denied this fundamental right. Member states must now use the pathway that was created.
This decision sends a clear message: that women’s rights matter to the EU and that citizens democratic engagement can create change. This victory belongs to the 1.2 million citizens who signed, to the activists who organised, to the volunteers who mobilised, and to the parliamentarians who stood firm.
And we dedicate this step forward to all the women who have suffered or lost their lives because access to urgent reproductive healthcare was denied. Their stories remind us why this fight is not ideological – it is about protecting health and lives, it’s about dignity, equality, and freedom.
This fight was about women having control over their own bodies and lives. This fight was about Europe we want to live in. A Democratic, equal and just Europe we can be proud of.
[traduzione in italiano]
Prima reazione alla decisione della Commissione europea da parte della coordinatrice di My Voice, My Choice, Nika Kovač
OGGI È UNA VITTORIA PER LE DONNE IN EUROPA. E oggi è un buon giorno per la democrazia europea.
Quando 1,2 milioni di cittadine e cittadini alzano la propria voce, quando il Parlamento europeo invia un chiaro segnale democratico e quando la società civile si mobilita oltre i confini nazionali, la Commissione europea non può voltarsi dall’altra parte. Deve agire. E oggi lo ha fatto.
Per la prima volta, la Commissione conferma in modo inequivocabile che i fondi dell’UE possono essere utilizzati per garantire l’accesso a cure abortive sicure – in particolare per le donne in situazioni di vulnerabilità, indipendentemente dal luogo d’Europa da cui provengono. Non si tratta di un gesto simbolico. È un impegno politico a favore dei diritti delle donne.
Si afferma senza alcun dubbio che l’accesso all’aborto sicuro è una questione di salute pubblica e di giustizia sociale, e che l’Unione europea ha sia la competenza sia la responsabilità di intervenire.
Nella decisione odierna, la Commissione ha concluso che il modo migliore per realizzare l’obiettivo della nostra iniziativa è attraverso il programma ESF+. Pur non venendo creato un nuovo strumento giuridico, la Commissione ha formalmente riconosciuto che gli obiettivi fondamentali della nostra iniziativa possono essere raggiunti e ha delineato un percorso concreto per attuarla nella pratica.
La decisione ci è stata presentata nel corso di un incontro dalla Commissaria per la Parità, Hadja Lahbib. Ci ha fatto le sue congratulazioni e ha illustrato le decisioni della Commissione come un chiaro sì alle nostre richieste. Siamo particolarmente soddisfatte del fatto che il meccanismo potrà essere utilizzato non solo per finanziare i servizi medici, ma anche per coprire i costi di viaggio laddove necessario. Questo è particolarmente importante nelle situazioni di pericolo di vita, in cui sono richieste assistenza e trasporto urgenti.
Abbiamo espresso la nostra soddisfazione per la risposta positiva e ribadito che la nostra priorità è sempre stata ottenere risultati concreti per le donne, non la forma giuridica. Abbiamo tuttavia manifestato la nostra delusione per l’assenza, al momento, di un impegno a destinare nuove risorse finanziarie e abbiamo sollecitato la Commissione a sostenere in futuro finanziamenti aggiuntivi dedicati.
Abbiamo inoltre esortato la Commissione ad adottare rapidamente i prossimi passi per rendere operativa la decisione: fornire istruzioni chiare agli Stati membri su come iniziare a garantire l’accesso all’aborto sicuro utilizzando i fondi UE e creare una piattaforma informativa per le pazienti.
La porta è ora aperta. È stato creato un percorso affinché gli Stati membri possano utilizzare i finanziamenti dell’UE per garantire l’accesso a servizi di aborto sicuri e legali a chi è ancora privata di questo diritto fondamentale. Ora gli Stati membri devono utilizzare il percorso che è stato tracciato.
Questa decisione invia un messaggio chiaro: i diritti delle donne contano per l’UE e l’impegno democratico delle cittadine e dei cittadini può produrre cambiamento. Questa vittoria appartiene agli 1,2 milioni di persone che hanno firmato, alle attiviste e agli attivisti che hanno organizzato, alle volontarie e ai volontari che si sono mobilitate/i, e alle parlamentari e ai parlamentari che hanno tenuto la posizione.
E dedichiamo questo passo avanti a tutte le donne che hanno sofferto o perso la vita perché è stato negato loro l’accesso a cure riproduttive urgenti. Le loro storie ci ricordano perché questa battaglia non è ideologica: riguarda la protezione della salute e della vita, riguarda dignità, uguaglianza e libertà.
Questa lotta riguardava il diritto delle donne ad avere il controllo sui propri corpi e sulle proprie vite. Questa lotta riguardava l’Europa in cui vogliamo vivere. Un’Europa democratica, uguale e giusta di cui poter essere orgogliose/i/*.
Fonte: @myvoicemychoiceorg
Commissaria per la Parità, Hadja Lahbib
“From now on we are granting member states the possibility to use the EU funding, the European Social Fund, to improve access to abortion… “This means support women who travel, support women in their own countries, support women in remote areas and support women without financial means. “In practice this would mean women will have better access to safe abortion care, any-vulnerable women, anywhere in Europe. And this is groundbreaking!”
[traduzione in italiano]
“Da ora in poi concediamo agli Stati membri la possibilità di utilizzare i finanziamenti dell’UE, il Fondo Sociale Europeo, per migliorare l’accesso all’aborto… Questo significa sostenere le donne che viaggiano, sostenere le donne nei loro Paesi, sostenere le donne che vivono in aree remote e sostenere le donne senza mezzi economici. In pratica, ciò significa che le donne avranno un migliore accesso a un’assistenza abortiva sicura, tutte le donne vulnerabili, ovunque in Europa. E questo è rivoluzionario!”
Fonte: @myvoicemychoiceorg
EUMANS
Oggi è successo qualcosa di grande. Cittadine e cittadini da tutta Europa si sono attivati e hanno preteso che l’aborto sicuro diventasse una priorità dell’Unione, firmando l’Iniziativa dei Cittadini Europei (ICE) My Voice, My Choice che abbiamo sostenuto con forza. Il risultato è stato un riconoscimento importante. E oggi la Commissione Europea ha risposto ufficialmente: l’accesso all’interruzione di gravidanza deve essere garantito e supportato da fondi europei. Cosa cambia concretamente? Anziché proporre una nuova azione legislativa o creare un fondo ad hoc come chiedeva la ICE, la Commissione ha indicato una strada diversa utilizzando uno strumento che già esiste: il fondo ESF+ (Fondo Sociale Europeo Plus). È una vittoria politica significativa perché per la prima volta la Commissione riconosce ufficialmente che questi fondi possono e devono essere usati anche per garantire l’aborto sicuro. Non parliamo solo della prestazione medica: il fondo potrà coprire anche le spese di viaggio e alloggio per chi è costretto a spostarsi per accedere alle cure. L’utilizzo del fondo ESF+ rimane per ora una possibilità e non un obbligo per gli Stati, e non ha la forza vincolante di una legge dedicata. La vera sfida politica sarà assicurarci che i governi nazionali attivino queste risorse e che l’informazione arrivi a chi ne ha bisogno. Oggi però celebriamo il potere della democrazia dal basso: 1,2 milioni di persone hanno riportato i diritti riproduttivi al centro dell’agenda europea. Ora inizia il lavoro più duro: assicurarci che ogni Stato utilizzi questi fondi e che l’informazione arrivi a chi ne ha bisogno. Noi non ci fermiamo qui.
Fonte: @eumans.italia
My Voice, My Choice – Italia
“Si tratta di un passaggio fondamentale per la costruzione dell’Europa dei diritti attraverso la partecipazione civica” – ha dichiarato Alice Spaccini, co-coordinatrice di My Voice, My Choice in Italia per l’Associazione Luca Coscioni. “C’è ancora molto lavoro da fare ma è un primo passo importante. Come Associazione Luca Coscioni, il risultato straordinario ottenuto oggi ci dà più forza per proseguire in Italia la campagna “Aborto senza ricovero” per garantire alle donne la possibilità di scegliere l’aborto farmacologico deospedalizzato, come previsto dalle linee di indirizzo ministeriali del 2020.”
Fonte: @associazione_luca_coscioni
ABORTO SENZA RICOVERO – FIRMA ANCHE TU!
Unisciti a noi firmando questo appello per garantire a tutte le donne l’accesso all’aborto farmacologico secondo le normative nazionali.
Sai che per l’aborto farmacologico servono due compresse e che la seconda si può prendere anche a casa? Sai che un ricovero non necessario è pericoloso per la salute? Sai che un ricovero non necessario è uno spreco di risorse per il servizio sanitario?
In Italia dal 2020 è possibile eseguire l’aborto farmacologico in consultorio o in ambulatorio, anche con autosomministrazione del secondo farmaco a casa propria. Ma questo non è ancora garantito e possibile in tutte le Regioni.
In assenza di controindicazioni, LE DONNE DEVONO ESSERE LIBERE di scegliere l’aborto farmacologico nelle prime 9 settimane di epoca gestazionale; scegliere di svolgere la procedura in consultorio o in ambulatorio; scegliere di prendere il secondo farmaco a casa.
Firma per chiedere al tuo Consiglio Regionale di approvare con urgenza procedure chiare, definite e uniformi per l’aborto farmacologico in regime ambulatoriale, garantendo la possibilità di prendere il secondo farmaco a casa.
Iniziativa promossa dall’Associazione Luca Coscioni
Oggi si festeggia ma la lotta continua!
💜
GLTeam










































