Feminist Spatial Practices: un archivio digitale e globale di pratiche spaziali femministe!

gioia libera tuttə - con la mappatura ed il racconto dell'Italia Femminista - è tra le "pratiche spaziali femministe" pubblicate nell'archivio digitale di questo meraviglioso progetto globale! Qui vi raccontiamo di cosa si tratta.

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Feminist spatial practices are multidimensional and multifaceted expressions of thinking and acting, with an aim to build spatial justice and enable better caring in a world defined by ideologies of injustice and regimes of inequity.

Le pratiche spaziali femministe sono espressioni multidimensionali e multiformi di pensiero e azione, con una intenzione di costruire giustizia spaziale e consentire una migliore cura in un mondo definito da ideologie di ingiustizia e regimi di iniquità.

Elke Krasny [*]

Da novembre di quest’anno 2025, gioia libera tuttə – con la mappatura ed il racconto dell’Italia Femminista (a un anno di vita digitale e due dalla nascita del progetto) – è tra le “pratiche spaziali femministe” pubblicate nell’archivio digitale di questo meraviglioso progetto globale! Qui vi raccontiamo di cosa si tratta.

Feminist Spatial Practices (FSP)

Feminist Spatial Practices (FSP) è un collettivo globale di architett*, designer, artist*, studios* e attivist* nato nel 2023 da un progetto di ricerca e visualizzazione a cura di Bryony Roberts e Abriannah Aiken.

Dopo un anno di lavoro, l’8 ottobre 2024, FSP ha lanciato un archivio interattivo online dove segnare, raggruppare, connettere, memorizzare, condividere, valorizzare, promuovere, celebrare i diversi modi in cui persone ed organizzazioni di tutto il mondo praticano il femminismo nell’ambiente costruito, inteso in senso lato.

Lo ha fatto con questi desideri-obiettivi:

  • riunire le pratiche spaziali femministe di tutto il mondo;
  • celebrare la diversità dei modi in cui viene praticato il femminismo;
  • riconoscere le disuguaglianze complesse ed intersezionali che esistono a causa delle gerarchie di potere e privilegio;
  • difendere e sostenere le persone più colpite dalle gerarchie di potere, comprese le comunità e l* professionist* BIPOC (acronimo che sta per Black, Indigenous and People of Color) e LGBTQIA+;
  • accogliere persone di qualsiasi genere, identità e orientamento sessuale affinché si impegnino nel femminismo e nella comunità FSP;
  • centrare l’attenzione sulla cura, l’equità e la co-creazione nelle pratiche spaziali;
  • coltivare pratiche partecipative e reciproche nella propria organizzazione e con la comunità FSP.

Un archivio digitale e globale

Un progetto ambizioso che il collettivo FSP ha avviato costruendo la piattaforma web feministspatialpractices.com: sito che offre una visualizzazione navigabile e un indice interattivo di oltre – ad oggi – 650 pratiche femministe nell’arte, nel design, nell’architettura e nell’attivismo, del passato e del presente, di tutto il globo. Il design sperimentale della piattaforma consente di scoprire le relazioni tra le diverse pratiche nel corso del tempo. Le voci dell’archivio sono state pensate collettivamente con il contributo dei membri della comunità globale di FSP.

L’archivio è progettato per espandersi continuamente e infatti dal 3 dicembre 2024 raccoglie segnalazioni e proposte di contributi attraverso la pagina dedicata – Submit Entries – che rende la piattaforma partecipativa.

Con “pratiche spaziali”, FSP intende qualsiasi lavoro creativo che si occupa dell’ambiente costruito, in senso lato, anche immateriale, temporaneo o digitale. FSP “spazia” quindi dalla pianificazione urbana all’architettura, dal design all’arte (esposizioni, performance, scrittura, ricerca, curatela), dall’organizzazione di manifestazioni e proteste alla progettazione di piattaforme web, etc… E con l’attributo “femministe”, vuole includere tutte quelle pratiche che, con una sensibilità-intelligenza-prospettiva di genere, si occupano attivamente di giustizia sociale, a partire dal coinvolgimento di professionist* di ogni provenienza e identità.

Il design sperimentale della piattaforma è frutto della collaborazione tra il collettivo FSP – Feminist Spatial Practices, lo studio grafico Omnivore Inc e l* web designer e sviluppator* Rahul Subhash Shinde e Lukas Eigler-Harding. L’innovativa interfaccia visiva del sito invita ad esplorare l’archivio sia attraverso l’originale visualizzazione Tapestry (Arazzo) che il più classico Index (Indice) in formato elenco: entrambe le modalità offrono opzioni di filtro e ordinamento per data, tema e tipologia. La visualizzazione Tapestry offre diverse scale di navigazione, con forme e motivi sovrapposti che mescolano riferimenti digitali come i pixel ad elementi analogici come i motivi di tessitura tratti dal testo On Weaving di Annie Albers (1965). Ai 6 pattern e colori diversi, corrispondono i 6 diversi temi principali dell’archivio: Materialità alternative, Pratiche collaborative, Teorie incarnate, Storie in espansione, Pedagogie sperimentali, Spazi per corpi non conformi. La struttura del sito consente all’utenza di scoprire non solo le pratiche (pubblicazioni, mostre e movimenti di protesta, etc.) ma anche le relazioni tra pratiche nel corso del tempo e dello spazio-mondo.

La piattaforma è di fatto un mezzo per la costruzione di una comunità globale digitale che condivide teorie e pratiche femministe in ambito “spaziale”, offrendo sia una risorsa per la memoria collettiva che uno strumento per la ricerca e divulgazione, a disposizione di tutt*.

Con il desiderio di riunire in uno spazio digitale la galassia di pratiche spaziali femministe, passate e presenti, e da tutto il mondo, FSP prova a facilitare ed ampliare le possibilità di conoscenza-connessione-creazione femminista nell’ambiente costruito. L’archivio Feminist Spatial Practices ci appare così sia come una preziosa risorsa per la costruzione di una genealogia globale (la prima pratica che ad oggi ci troviamo catalogata risale a inizio ‘900 e si riferisce all’attività dell’artista messicana Lola Cueto), fondamentale per la cura e tutela di una memoria collettiva, che come strumento per facilitare la creazione di una comunità globale dove conoscersi, condividere competenze ed esperienze, sostenersi mutualmente, mettersi in rete e in azione insieme.

Con l’archivio digitale, FSP mette in rete e quindi in luce il tessuto globale di “pratiche spaziali femministe” nell’arte, nel design, nell’architettura e nell’attivismo ovvero di tutte quelle pratiche che mirano alla parità di genere nell’ambiente costruito, attraverso la ricerca critica ed il lavoro creativo, riconoscendo e celebrando i diversi femminismi che esistono e/o sono esistiti in diverse aree geografiche / società / comunità e in diversi contesti storici.

Inoltre, il collettivo FSP organizza eventi (online e offline) per la propria comunità e per chiunque desideri avvicinarsi ai suoi temi, organizzando gruppi di lavoro collaborativi, laboratori e conferenze per promuove pratiche spaziali femministe anche oltre lo spazio digitale e facilitare la costruzione di una comunità non solo virtuale.

COME NAVIGARE IL SITO WEB

Il sito offre vari percorsi per la navigazione ed in particolare due interfacce per muoversi nella raccolta delle pratiche spaziali femministe che sono già state catalogate: Tapestry (Arazzo) e Index (Indice). Per utilizzare al meglio la piattaforma, è possibile sfogliare il breve manuale cliccando su “How to use this site” nel menù principale ma vediamo intanto qui alcuni passaggi insieme…

La ricerca attraverso l’interfaccia principale TAPESTRY (ARAZZO) può essere filtrata per tema, ad esempio Expanding Histories in cui è stata catalogata gioia libera tuttə. I temi principali sono sei: Materialità alternative, Pratiche collaborative, Teorie incarnate, Storie in espansione, Pedagogie sperimentali, Spazi per corpi non conformi. 

Altrimenti per tipologia, ad esempio Website in cui è stato catalogata gioia libera tuttə. Le tipologie sono: Archivio, Collettivo, Evento, Mostra, Individuale, Istituzione, Pratica, Progetto, Protesta, Pubblicazione, Sito web.

La navigazione invece per INDEX (INDICE), alternativa all’interfaccia principale chiamata TAPESTRY (ARAZZO), decisamente più comune e immediata ma anche meno poetica, consente di consultare l’archivio online più facilmente anche in ordine cronologico sia a partire dalla pratica più datata in base al suo anno di nascita (ad oggi, 1909) che a partire da quella più recente (ad oggi, 2025).

Infine, un dettaglio grafico: se si preferisce, il sito può essere visualizzato in una versione con sfondo bianco (cliccando in basso a destra su CONTRAST OFF e viceversa). Noi preferiamo l’altra, quella con sfondo scuro di default, in cui risaltano di più i colori e le sfumature del “tessuto” che compone l’Arazzo (Tapestry).

CHI e COSA e COME

FSP – Feminist Spatial Practices è nato nel 2023 da un progetto di ricerca e visualizzazione a cura di Bryony Roberts e Abriannah Aiken, commissionato da Jencks Foundation ed e-flux per Chronograms of Architecture e pubblicato da e-flux Architecture. Il progetto è stato ispirato da conversazioni con Kadambari Baxi, Virginia Black, Lori Brown, S. E. Eisterer, Ruo Jia, Jerome Haferd, Lindsay Harkema, Elke Krasny, Korantemaa Larbi, Ana María León, Ishita Shah, Anooradha Siddiqi, Tijana Vujosevic, Alla Vronskaya, Sumayya Vally e Mimi Zeiger. In seguito, con un invito aperto, si sono unite altre persone professioniste da tutto il mondo ed il progetto iniziale si è trasformato in un collettivo chiamato Feminist Spatial Practices che ha dato vita ad una comunità globale e all’archivio digitale FSP. 

Il gruppo di lavoro che ha costruito la piattaforma web è stato co-presieduto da Abriannah Aiken, Bryony Roberts e Ryan Brooke Thomas e costituito dai membri attivi Bilge Bal, Layna Chen, Cynthia Deng, Elif Erez e Kari Roynesdal. Le voci dell’archivio sono state invece ricercate da un altro gruppo di lavoro, co-presieduto da Abriannah Aiken, Layna Chen e Santiago Alvarez, con la partecipazione attiva di Elizabeth Cox ed il contributo della comunità espansa. Il progetto è stato ulteriormente sostenuto da gruppi di lavoro incentrati su finanziamenti, divulgazione creativa, programmazione comunitaria, processi e progetti speciali, guidati dai membri Virginia Melnyk, Ridhi Chopra, Amiti Singh, Defne Saysel, Renske Maria van Dam, Lindsay Harkema, Ruo Jia e Katie Rotman. Infine, in quanto piattaforma partecipativa, si ricorda che chiunque può proporre il proprio contribuito per arricchire e aggiornare l’archivio digitale e globale: “Submit Entries“. 

FSP è sostenuto dal re:arc instituteCowles Charitable Trust,  insieme a molt* donator* individuali. Il progetto è reso possibile grazie alla sponsorizzazione fiscale dell’Architectural League of New York.

Una nota importante di FSP sul “riconoscimento del territorio”

Feminist Spatial Practices riconosce che gran parte delle pratiche catalogate nell’archivio globale si sono svolte e/o svolgono su terre indigene: “Onoriamo e rendiamo omaggio alle comunità indigene di tutto il mondo e riconosciamo che l’ingiusta rimozione dei popoli indigeni ha portato benefici diretti a molti membri della nostra comunità. Incoraggiamo ogni membro di FSP – Feminist Spatial Practices a fare le proprie ricerche, valutare le risorse e creare un piano concreto con azioni misurabili per sostenere e difendere le comunità indigene nelle loro regioni e dintorni.”

[*] Fonte della citazione iniziale di Elke Krasny (1965, Vienna; curatrice, teorica culturale, ricercatrice urbana e scrittrice, docente all’Accademia delle Belle Arti di Vienna) da cui il collettivo FSP ha preso il nome: “Scales of Concern: Feminist Spatial Practices, Empowerment”, Edited by Andreas Beitin, Katharina Koch and Uta Ruhkamp (Wolfsburg: Kunstmuseum Wolfsburg, 2022), 185. | e-flux

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La redazione di gioia libera tuttə!

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