- Indirizzo: Italia
- Categoria: Reti e Movimenti
MarxFem Italia
Dal 2020
Bio in breve: Nodo italiano della rete internazionale che dal 2015 contribuisce al dibattito su riproduzione, nuovi fascismi e lotta di classe organizzando la Conferenza Internazionale Femminista Marxista. La prima Conferenza Internazionale Marxista Femminista si è tenuta a Berlino nel 2015, promossa dalla sezione femminista dell’Istituto Berlinese di Teoria Critica (InkriT) attorno alla sociologa e filosofa tedesca Frigga Haug. In occasione della plenaria conclusiva, Haug ha presentato un documento in tredici tesi che sintetizza il pensiero delle correnti femministe che vedono nelle categorie marxiste uno strumento utile per analizzare la realtà sociale contemporanea. I congressi successivi hanno ripreso e ampliato queste tesi, declinandole in modi diversi in base alle necessità del contesto politico contemporaneo ma mantenendo una prospettiva femminista marxista. Dal 21 al 23 novembre 2025 si è svolta nella città di Porto la sesta Conferenza Internazionale Femminista Marxista del gruppo Marxfem dal titolo Decolonising Bodies, Territories and Practices, con un’ampia partecipazione – 358 iscritte provenienti da 50 Paesi – a testimonianza del rinnovato interesse per il femminismo marxista, in particolare tra le giovani attiviste e studiose del mondo. Dopo una lunga fase in cui gli studi femministi sembravano concentrarsi unicamente sulla sfera culturale e simbolica del predominio maschile, il femminismo del XXI secolo è – in buona parte – tornato a un approccio materialista, radicandosi nella materialità dello sfruttamento, dei lavori precari sottopagati, delle condizioni di maternità negate.
Femminista perché: Di fronte a una progressiva «fascistizzazione della riproduzione sociale», processo che vede un preciso attacco alla politicizzazione femminista e popolare della crisi della riproduzione sociale, tornare a un approccio materialista permette di interrogare le specifiche forme di oppressione prodotte dal modo di produzione capitalista. Proprio la nostra postura materialista ci fa scrivere questo contributo a partire da un posizionamento che vogliamo esplicitare. Siamo studiose, ricercatrici, attiviste e militanti che si interrogano circa le dinamiche di potere che permeano la nostra società e i cui effetti si ripercuotono maggiormente sui soggetti femminilizzati dediti alla riproduzione sociale. Sappiamo anche che i corpi che quotidianamente portiamo per le strade, nei luoghi di lavoro, nelle accademie e nelle piazze non sono neutri bensì connotati come oggetto di controllo e di strumentalizzazione da parte del patriarcato e del capitalismo. Allo stesso modo sappiamo di trovarci a pensare e agire in una parte ben definita del mondo: quello europeo e occidentale. Il privilegio di cui godiamo in quanto persone bianche che parlano e scrivono da paesi del Nord globale è qualcosa di cui abbiamo contezza e che cerchiamo di problematizzare nelle nostre riflessioni. Siamo consapevoli, infatti, delle dovute differenze che le lotte portate avanti in un contesto come quello europeo – certamente scosso da crisi ecologiche, economiche e belliche – presentano rispetto alle lotte di altri territori. Le esperienze, dall’America Latina alla Palestina, dal sud-est asiatico all’Africa, sono per noi una fonte di apprendimento e di elaborazione teorica. Crediamo che guardare al di là dello stretto orizzonte dei luoghi in cui viviamo e schiudere il pensiero femminista (e marxista) a una prospettiva internazionalista sia la sola via percorribile per poter realmente realizzare la rivoluzione. Una rivoluzione, dunque, che parte dalla decolonialità. Come ha sottolineato Ruth Gilmore nella plenaria introduttiva, il Capitale ha bisogno delle differenze di razza e di genere per perpetuare le proprie condizioni di esistenza. Il metodo decoloniale serve a evidenziare le catene internazionali della valorizzazione del capitale che sono in continuità con la storia coloniale; ma serve anche a disvelare i meccanismi materiali e psicologici di predominio e di sfruttamento nelle nostre società postcoloniali razziste.
Per approfondire, invitiamo a leggere l’articolo pubblicato da Jacobin Italia il 19 marzo 2026 – “Femminismo marxista e decolonialità“ – a cura di Giulia Longoni, Ludovica Micalizzi, Martina Facincani, Nadia De Mond (parte di MarxFem Italia).
Grida di gioia: Femminismo Marxista!
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